Kidslovedinosaurs – Sonorizzare dal vivo Buñuel | Buñuel 120

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In occasione della ricorrenza del centoventesimo anniversario dalla nascita di Luis Buñuel, abbiamo intervistato per voi Davide Buglisi, membro del progetto musicale Kidslovedinosaurs, con cui ha realizzato la sonorizzazione live di Un Chien Andalou, film del 1929 realizzato con Salvador Dalì e fondativo di una poetica surrealista unica. Con Davide, nel progetto, sono coinvolti anche Francesco Iacono e Michele Marchiani.


Ciao Davide. A novembre del 2018, a Bologna, ho assistito alla sonorizzazione live di Un Chien Andalou di Buñuel eseguita dal tuo gruppo, Kidslovedinosaurs. Vuoi raccontarci qualcosa del progetto?

La prima sonorizzazione di Un Chien Andalou risale a marzo dello stesso anno; inizialmente era una versione drone esclusivamente per laptop e basso, successivamente è arrivata quella che è stata di fatto una commissione, poiché ci hanno chiesto di realizzarla per una rassegna di sonorizzazioni. Ci siamo affezionati al film fino a farlo diventare la forma che tu hai visto, con basso, batteria, chitarra ed elettronica.

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L’evento mostrava quanto le immagini di Un Chien Andalou sappiano farsi da supporto per atmosfere insospettabili. Come avete costruito il tessuto sonoro che ha vestito la performance?

Tutto quanto è partito dal film, dal guardarlo e riguardarlo, inizialmente per sezionarlo nelle varie singole parti che compongono l’intera esecuzione, pezzi sviscerabili l’uno indipendentemente dall’altro, come se si trattasse di un album. Successivamente, durante le prove, ci siamo accorti di tanti minimi particolari, rendendolo nostro. Partiamo quasi sempre dal concetto di loop, cioè la reiterazione di un suono o di un tema, principalmente di basso, andando per sottrazione o per accumulo dei materiali, con climax ascendenti o discendenti, fino anche a staticità molto elettriche, rispetto a quelle che sono le immagini.La cosa che ci ha sempre colpito del film è la realizzazione di un prodotto estetico che non porta da nessuna parte: di fatto Buñuel e Dalì sottolineavano che l’opera non significasse sostanzialmente nulla, di conseguenza con la musica abbiamo voluto fare la stessa cosa, un’espressione fine a sé stessa.

Buñuel e Dalì: due concezioni dell’arte come possibilità di superare la rappresentazione del reale; come pensi tutto ciò in rapporto alla musica?

Pensare la musica come qualcosa di simbolico, un medium che possa rappresentare qualcos’altro, a volte fa perdere di vista il concetto stesso di “musica”. Non è tanto la musica che simboleggia – in modo anche onomatopeico – un sentimento o un movimento che può essere presente in un film; è tuttalpiù un altro modo di raccontare quello che sta succedendo. Non è una parafrasi, ma un altro racconto, a volte quasi parallelo. Riguardo al surrealismo, parliamo di eventi che si susseguono sulla pellicola in maniera, tutto sommato, disconnessa; c’è chi ha voluto vederci la storia del doppio, col gemello morto di Dalì. Tutto ciò a noi non è importato e quando scriviamo non ci leghiamo mai a qualcosa di simbolico.

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Quali sono le difficoltà del sonorizzare una pellicola dal vivo e dove il mezzo cinematografico viene invece incontro alla musica?

Da un punto di vista prettamente tecnico, per noi musicisti e tecnici del suono, abbiamo creato un sistema di click/metronomo in cuffia che ci restituisce la dimensione temporale, facendoci capire dove ci troviamo in quello che è il piano roll del film, per sapere esattamente a che punto della pellicola ci troviamo a livello di minutaggio, insieme alla scansione ritmica. Riusciamo così ad avere una sonorizzazione sempre uguale a sé stessa per quelli che sono i tempi di esecuzione, consapevoli che il finire di una battuta coincide con il finire di una determinata scena o azione, proprio per la volontà di essere il più compatti possibili e per mantenere tra audio e video una tensione ripetibile di esecuzione in esecuzione.

Dal punto di vista filmico, abbiamo uno studioso di cinema nel gruppo, che si occupa della scomposizione delle scene e del minutaggio del film, rendendo la scrittura della musica il più semplice possibile rispetto alla pellicola.

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Su quali altri autori avete lavorato e che esibizioni avete in programma?

La stessa sera in cui abbiamo portato a Bologna la sonorizzazione post-rock di Un Chien Andalou di Buñuel abbiamo anche portato L’étoile de mer di Man Ray restando sul filone surrealista, perché la commissione nasceva per una serata su quel tema. Successivamente abbiamo affrontato la stop-motion dei fratelli Quay col film The Comb; l’ultima nostra fatica, invece, per il Seeyousound Festival – un festival di sonorizzazioni che si svolge a Torino – è stata un film muto intitolato The Life and Death of 9413: a Hollywood Extra di Robert Florey e Slavko Vorkapić, commissionato dagli organizzatori della manifestazione; tra loro c’è Riccardo Mazza, professore dell’APM di Saluzzo, grande musicista che porta in giro il filone della sonorizzazione dal vivo.

In futuro pensiamo di prenderci anche meno su serio e portare in giro qualcosa di più trash, arrivando ai film porno degli anni ’80, creando uno spettacolo grottesco tra musica noise e immagini improponibili.


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