Mario Martone: “Il sindaco del Rione Sanità” e i progetti futuri | #Venezia76

Tra i film italiani in concorso a Venezia 76 spicca Il sindaco del Rione Sanità di Mario Martone, del quale il regista ha avuto modo di parlare nell’ambito degli incontri organizzati da «Ciak» alle Giornate degli Autori. Il 31 agosto in Villa degli Autori, Martone non solo spiega la genesi del film, ma racconta di sé – per esempio spiegando come si sia avvicinato al cinema – e svela alcune notizie a proposito dei suoi progetti lavorativi futuri.

Il regista napoletano apre il suo discorso evidenziando lo stretto legame che unisce la vita e il cinema, causa prima della sua naturale inclinazione verso la settima arteLa sua carriera nasce a teatro: giovanissimo, allestisce spettacoli utilizzando un linguaggio contaminato, tra teatro e cinema. Quando finalmente – racconta il regista – la ricerca lo porta a elaborare un linguaggio essenziale, cioè non più influenzato dal cinema, comprende, intuitivamente, sia giunto il momento di tentare la regia cinematografia. Nasce così Morte di un matematico napoletano (1992, vince il Gran Premio della Giuria a Venezia) – che dà il via alla sua prima trilogia su Napoli, un tentativo di far luce sulle numerose criticità della sua città natale.

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In relazione ai primi anni di esperienza cinematografica, il cineasta napoletano racconta la grande difficoltà a distaccarsi grandi padri del cinema italiano. Il monumentale e vivo ricordo presso il pubblico ostacolava la crescita artistica degli esordienti.

Per pochi anni ricopre il ruolo di direttore al Teatro Argentina di Roma: racconta che fu più sorpreso di essere stato chiamato per adempiere a quell’incarico rispetto a quando invece venne sollevano dallo stesso: “Fui buttato fuori per aver toccato troppi nodi nevralgici del sistema teatrale italiano”. Difatti, per il regista, l’esperienza teatrale di quegli anni è stata un’avventura rivoluzionaria.

Nel 2010 inizia la sua celebre trilogia che ha come soggetto il Rinascimento italiano: “Credevano fossi pazzo” spiega il regista “ma, nonostante il fallimento di Teatro di guerra a livello di incassi, io decisi di girare un film di tre ore che si esprimeva nei termini di un dimenticato linguaggio rinascimentale” (riferendosi a Noi credevamo). Nonostante i produttori non siano dalla sua parte, Martone persegue l’obiettivo di richiamare l’interesse nei confronti dell’ottocento italiano: “Volevo far rivivere quel passato a tutti i costi, e tutti gli anni spesi alla fine hanno portato i loro frutti”.

Conclusa la trilogia storica con Capri Revolution, il cinema di Martone torna alle sue origini: a Napoli e al Teatro. Infatti il film selezionato per il concorso di Venezia consiste nella trasposizione cinematografica dell’omonima opera Il sindaco del rione Sanità di Eduardo De Filippo, che racconta una Napoli nascosta e sulla quale lo stesso regista costruisce nel 2018 un allestimento adattato ai giorni nostri. Il film mostra chiaramente il legame con l’opera teatrale: la divisione in tre atti, l’ambientazione quasi esclusiva in casa del protagonista camorrista Antonio Barraccano, la melodrammaticità e l’esagerazione evidente di alcune azioni e alcune scelte di questo ambiguo personaggio, la caratterizzazione dei pochi personaggi che tornano ripetutamente in scena.

Il testo [di De Filippo] parla di vite squilibrate e responsabilità individuali; di padri e di figli; di senso di colpa e senso dell’odio.

Nel film, che presenta una Napoli vista dal basso – in particolare alcune inquadrature mostrano il paese in cui è cresciuto il regista, San Giovanni a Teduccio – l’immagine cinematografica del boss camorrista supera lo standard visivo a cui siamo stati abituati negli ultimi tempi, evitando spargimenti di sangue e violenza scenografica. Riconosciamo piuttosto una costante tensione violenta, un continuo anelare a una brutalità cruda implicitamente bramata dal pubblico. Ecco, dunque, cosa aspettarsi dall’ultimo film di Mario Martone distribuito nelle sale dal 30 settembre, disponibile per la durata di soli tre giorni come evento speciale.

Il regista non lascia la conferenza senza una notizia sull’avvenire ed un aneddoto ad essa legato. Era già noto il prossimo progetto, ancora una volta attento a Napoli – il film Qui rido io su Scarpetta, padre di De Filippo, “uomo eccessivo nel suo talento comico”. In questa sede Martone svela che lui e Ippolita Di Majo hanno capito di provare un forte interesse verso la figura e la vita di questo attore teatrale napoletano mentre lavoravano alla serie tv dedicata a suo figlio Eduardo.
Inoltre, durante questo incontro Martone rivela per la prima volta che le riprese di Qui rido io avranno avvio il mese prossimo.

Allora, in linea con la poetica a cui il regista ci ha abituato, questi due film napoletani dovrebbero essere seguiti da un terzo.

Le mie trilogie non le penso da prima; in questo mi sento simile a Rossellini: condivido la sua curiosità, ho voglia di sperimentare ed immaginare il cinema in modo diverso da quello richiesto.

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