The Perfection, le violoncelliste del diavolo

L’accoppiata Netflix e horror, va detto, non ha mai regalato grandi soddisfazioni, quantomeno se parliamo di produzioni originali. L’ultimo horror degno di nota firmato dal colosso californiano dello streaming è stato forse Gerald’s Game (2017) di Mike Flanagan, interessante adattamento dell’omonimo romanzo di Stephen King distribuito nell’ormai lontano settembre 2017. Questo perlomeno fino all’arrivo di The Perfection, che da quando è stato rilasciato online lo scorso 24 maggio (dopo un primo passaggio in autunno al Fantastic Fest) è riuscito a generare un discreto interesse attorno a sé, forte anche del tam-tam mediatico generato dai presunti malori avuti da molti spettatori durante la visione di alcune scene particolarmente “forti”. Il decimo film di Richard Shephard è infatti un curioso mix di generi (storia d’amore queer, racconto di vendetta in stile cinema orientale, body horror) che si diverte a spiazzare continuamente lo spettatore con plot twist sempre più scioccanti e imprevedibili. Allison Williams, vista di recente in Scappa – Get Out, interpreta Charlotte Willmore, una talentuosa violoncellista costretta a lasciare la prestigiosa scuola di musica Bachoff di Boston per prendersi cura della madre malata terminale. Anni dopo, deceduta la madre, si reca a Shanghai dove il direttore dell’istituto Anton (Steven Weber) sta presiedendo un concorso musicale. Qui incontra Lizzie (Logan Browning), la ragazza che di fatto prese il suo posto all’accademia diventando poi una musicista di fama internazionale: sarà l’inizio di una torbida relazione e di una seducente quanto grottesca storia di ambizione, follia e vendetta.

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Nonostante dal punto di vista tematico The Perfection non brilli certo per originalità e anche l‘accostamento tra violenza e musica classica sia ormai piuttosto inflazionato, Shephard maneggia con una certa disinvoltura una materia sempre scottante come quella dell’horror psicologico, pur non nascondendo mai, anzi esibendo fieramente, la natura di B-movie del suo film. Spicca ovviamente un certo gusto per la violenza grafica e per il dettaglio raccapricciante, a partire dal lungo episodio del malessere di Lizzie, che, tra attacchi di vomito e insetti striscianti sottopelle, mira esplicitamente a suscitare disgusto in chi guarda. Accompagnato da una più che mai invasiva colonna sonora ricca di pezzi classici (Mozart, Bach, Handel) e contemporanei (da segnalare i Chromatics, già sentiti nell’ultima stagione di Twin Peaks), The Perfection riesce, grazie anche ad un ritmo incalzante e al netto delle imprevedibili traiettorie della trama, a tenere lo spettatore sulla corda mantenendo il livello di tensione sempre al massimo. E anche quando sembra che le reali identità e motivazioni dei personaggi stiano per venire a galla, ecco che il film rimescola di nuovo le carte ribaltando ogni prospettiva. Un plauso va sicuramente alle due protagoniste Williams e Browman che, forti di una buona chimica, riescono nella non semplice missione di reggere la pellicola sulle loro spalle, sicuramente non aiutate dallo scarno cast di supporto guidato da un ben poco convincente Steven Weber.

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Bizzarro, eccessivo e incostante, l’horror di Shephard non va per il sottile e punta con decisione alla sorpresa e allo shock, rendendo le acrobazie dell’intreccio il principale (l’unico?) punto di interesse. Un all-in che tuttavia alla fine ripaga regalando un’ora e mezza di puro intrattenimento senza pretese, alla faccia di qualsiasi problema di logica interna e di suspension of disbelief. Senza Netflix difficilmente un film del genere avrebbe raggiunto le sale, eppure, ne siamo certi, The Perfection saprà ritagliarsi una sua piccola fetta di pubblico andando ad accontentare i fan dell’horror più “trash”, ovviamente nell’accezione più affettuosa possibile del termine. Un modo di fare cinema così libero e per certi versi anacronistico a cui non si può proprio volere male. Slabbrato finale parafemminista compreso.

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