Gus Van Sant, una trilogia d’inizio millennio

Mappare il Cinema vansantiano non è certo impresa semplice. Il cineasta americano si rivela un autore eccentrico, al limite della “schizofrenia produttiva”, la cui opera – per essere indagata e compresa – necessita uno sguardo sincretico verso la totalità dell’ampia e poliedrica produzione del regista di Portland, composta da una moltitudine di realizzazioni e progetti, anche minori o ancillari, nonché a volte liminari rispetto all’istanza cinematografica più canonica. Un Cinema interno ed esterno a Hollywood, capace d’incarnare, al contempo, un’anima underground di sperimentazione e ricerca e uno spirito afferente al grande Cinema americano classico, conservando comunque uno sguardo squisitamente autoriale. Testimone ossequioso e fautore innovativo, Van Sant guarda sia al Cinema sperimentale di Stan Brakhage e Andy Warhol che a quello di grandi maestri come Orson Welles, Hitchcock e Stanley Kubrick, nonché al Cinema europeo di Jean-Luc Godard, Luchino Visconti e Béla Tarr. Un universo in movimento, fatto di storie, di reietti, controcultura, vagabondi e minoranze; un “Cinema incessante”, in continua, duttile evoluzione, come lo sguardo del suo demiurgo, che – in quasi quarant’anni di carriera – continua a tracciare un percorso originale e mutevole attraverso l’immagine cinematografica.

Un Cinema (anche politico e generazionale) di riscritture, trasposizioni, omaggi, cammei e adattamenti, che, senza soluzione di continuità (tra supporti di ripresa ibridati e riferimenti multimediali), ritorna e si ripropone, caratterizzato da un citazionismo rivolto sia all’esterno che, autoreferenzialmente, a se stesso. Un Cinema intertestuale avvezzo al pastiche e al cut-up burroughsiano. L’anima artistica di Van Sant sposa per certo una dimensione postmoderna, riuscendo però a mantenere costantemente un pensiero pervicace, un occhio vigile, autoriale e critico, che – all’inizio del nuovo millennio, con la Trilogia della morteraggiunge forse l’acme della sua indagine (anche teorica, oltre che artistica) sul Cinema e sull’Immagine.


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