“Il Miracolo”, ritratto d’Italia con Madonna

Dopo il fortunato exploit di The Young Pope, SKY decide di proporre nuovamente al suo pubblico di famiglie affezionate il tema della religiosità, affrontato negli effetti che quest’ultima provoca su individuo e collettività. Iniziata nel maggio del 2017 e durata un anno, la produzione di Il Miracolo vede al lavoro il premiato scrittore Niccolò Ammaniti in veste di ideatore, sceneggiatore e regista, affiancato da altre figure già attive nel mondo del cinema e della televisione del nostro Paese.

Miracolo 1

L’idea, che dà poi il titolo alla serie, prende piede da una suggestione che aleggia costantemente nel retroterra del folklore italiano, a metà tra la superstizione e la religione, dando una forma tangibile al più classico dei miracoli: una statuetta della Madonna che piange sangue incessantemente, senza possibili spiegazioni scientifiche, tenuta nascosta dal resto del mondo per motivi di sicurezza nazionale e di cui pochissimi sono a conoscenza.

Tra questi, i due indiscussi protagonisti della serie: il Primo Ministro italiano Fabrizio Pietromarchi (un sempre ottimo Guido Caprino, che con SKY ha un rapporto di stretta fedeltà, dopo In Treatment, 1992 e 1993) e Padre Marcello (interpretato dal veterano Tommaso Ragno), un prete immerso nel peggio di ogni possibile vizio.

Miracolo 3

Questo fulminante problema scatenante della serie prende piede in un’Italia ai margini di un’annunciata distopia, a un passo dal tanto temuto referendum per l’uscita dall’Europa, in cui nemmeno un Primo Ministro illuminato e corretto è in grado di restare al sicuro da intrighi di palazzo e gogne mediatiche.

Il miracolo accade nel momento preciso in cui ogni personaggio coinvolto è al limite del baratro della propria vita e ha inconsapevolmente bisogno di una svolta. Il miracolo diventa per ognuno che vi si trova di fronte un motivo d’azione, di presa di posizione per la propria vita, a prescindere da quale possa essere l’esito.

Ammaniti sembra qui voler rendere questa Madonna lacrimante sangue un correlativo oggettivo delle incoerenze che ammantano l’Italia contemporanea, paese per cui la serie è evidentemente pensata e realizzata; un miracolo vuoto, muto, privo di contenuto, che serve solo a mettere davanti a chi lo guarda il dubbio che nella propria vita non ci siano certezze oggettive su cui basare le proprie scelte; si può accogliere il miracolo e far sì che l’indagine dietro le sue cause diventi un’indagine di sé stessi, oppure ostinarsi nella fissità e vedere il proprio mondo sgretolarsi attorno.

Per quanto in una battuta della serie si affermi il contrario, questo prodotto mette in mostra i sommersi e i salvati di un’Italia al momento del suo gesto limite, a un passo dal suo baratro collettivo, in cui persino il Dio cattolico si pone pronto a un muto ultimatum d’avvertimento.

Miracolo 4

Nell’arco dei suoi otto episodi, Il Miracolo si mostra come un prodotto compatto e di indubbia qualità, che prende appieno le caratteristiche della tendenza long form contemporanea internazionale (per quanto ogni episodio sia tematizzato, con un proprio titolo e rappresenti un giorno completo). La serie non nasconde il debito nei confronti di autori nostrani come Sorrentino, con componenti oniriche e surreali di squisita crudeltà, pur mantenendosi ancorata ad un materialismo quasi cronistico, volendo ritagliarsi lo spazio di prodotto di denuncia.

Pur nella sua indubbia qualità, restano ancora alcuni difetti legati ad un a volte ingenuo scimmiottamento dello stile statunitense, non sempre convincente; inoltre, il lavoro frammentato di più sceneggiatori e registi per apportare competenze tecniche alla figura di Ammaniti alle volte si percepisce, seppur molto in lontananza; in ultimo, la bravura di Caprino e di Ragno tendono a depotenziare la qualità delle performance degli altri attori, dando la sensazione di una recitazione eterogenea e a tratti scostante.

Con Il Miracolo, SKY dimostra ancora di essere in grado di vendere al proprio pubblico ormai ben conosciuto un ritratto di sé stesso, spingendosi sempre un passo più avanti nell’esplicita spietatezza.

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