Teatri d’Oriente #4 • Dervisci rotanti dell’Anatolia

Il ruolo dei Teatri d’Oriente è fondamentale, a livello di immaginario estetico, per le principali esperienze teatrali occidentali novecentesche, in particolare per aver alimentato l’idea di anti-restituzione della realtà attraverso elementi quali la presenza energica del corpo dell’attore e la conformazione di rituale. Oltre alla conservazione di un sostrato religioso, l’elemento maggiormente caratterizzante dei Teatri d’Asia è la non-distinzione ma fusione di Teatro, Musica e Danza. Scopri tutti gli articoli della rubrica.


Gli adepti di particolari confraternite religiose musulmane diffuse principalmente in alcune zone dell’Anatolia e Iran, denominati “Dervisci”, praticano determinati e peculiari rituali religiosi attraverso i quali è possibile raggiungere l’estasi mistica. Il Samâc (in turco, Semà) “danza dell’estasi”, è caratteristica della Mevleviyya, la Confraternita islamica sufi fondata da Jalâl âlDîn Rûmî, teologo poeta e mistico sunnita, nel XIII° secolo a Konya, città dell’Anatolia centrale (Turchia),  antico rito cerimoniale praticato dai monaci della confraternita, detti Mehvlevi, i quali danzano accompagnati da musicisti e cantori, ricercando la coscienza e l’unione mistica con Dio mediante la Danza. Il Samâc ha molteplici e differenti significati, il rituale, praticato nella sua interezza durante la seconda settimana di dicembre in occasione delle celebrazioni per la ricorrenza della morte di Jalâl âlDîn Rûmî, ha valore fortemente spirituali: rappresenta l’ascesa dello spirito che si dissolve per ritornare nuovamente sulla terra. La Danza è espressione della realtà divina e della realtà fenomenica, il movimento rotatorio simboleggia un mondo in cui tutto deve ruotare per esistere, così come fanno i pianeti, gli atomi e il pensiero.


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L’articolo è stato pubblicato l’1 agosto 2018 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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