Paolo Villaggio

«La vecchiaia? – sospiro – La vecchiaia è come un tramonto, un crepuscolo. Non brindo, ma mi salva l’ironia, la ferocia: mi salva il cinismo!»

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La scorsa notte, il 3 luglio 2017, moriva Paolo Villaggio. Artista iconico di una Italia riemersa dagli orrori della seconda guerra mondiale, quando la salvezza dal baratro nero di quegli anni giunse per mano della mamma salvatrice a stelle e strisce, e del suo figlio potente e astuto, carceriere severo per una vita di lavoro, debito e disgrazia. La maschera che più di tutte rappresenta questa triste concezione è proprio quella di Fantozzi: il personaggio che ha dato la possibilità di ridefinire l’idea di realismo, su di una chiave grottesca, una comicità leggera seppur gravida del più spietato cinismo. «Mi trovavo sulla nave di Costa Crociere assieme a Fabrizio (De Andrè, ndr,) e fu lì, quando attaccavamo con le note de Il Fannullone e Il Testamento, che cominciai a interpretare Fantozzi; non l’avevo ancora concepito, ma giunse da sè, tanto che lo stesso pubblico mi definiva ‘le petit connard’, ‘il piccolo coglione’, ma detto dolcemente, senza acrimonia».


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L’articolo è stato pubblicato il 3 luglio 2017 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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