Il rimorso nello stivale: Borrowed Time

Premetto: il riferimento a Toy Story del titolo dev’essere uno dei più stupidi mai realizzati da mano umana; specialmente nel contesto di una produzione drammatica. Converrà servirsi qui, a mo’ di apologia, di un’altra citazione, forse più matura,  decisamente più Western: “Scusate, non ho saputo resistere!”.

Grazie.

Il Western è, per sua natura e fin dalle sue origini, un genere canonico e canonizzato. Nato in quegli Stati Uniti che ne hanno vissuto la storia e diffusosi poi in tutto il mondo, esso, pur declinato in una miriade di accezioni diverse, torna inevitabilmente a ribattere su temi ricorrenti. Gli originari prodotti americani sono quasi sempre ancorati a sistemi di valori puritani fortemente idealizzati, alle vicissitudini di uomini retti, spesso sceriffi, impegnati sia dai malvagi di turno (di volta in volta pallidi figuri in nero o abbronzati e baffuti banditos) sia da un ambiente ostile e inesplorato. La declinazione italiana del genere, lo Spaghetti Western, cambia le carte in tavola, mettendo in scena anti-eroi dalla moralità ambigua, ugualmente interessati all’oro, alle donne e alla vendetta: vagabondi dalla moralità grigia e dal passato nebuloso, privi di nome o appellati per soprannome; maestri del quick draw le cui abilità marziali ricordano quelle dei rōnin giapponesi che hanno contribuito a ispirarli.


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L’articolo è stato pubblicato il 21 ottobre 2016 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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