In Utero – Vita, desiderio e genitorialità
È in arrivo in Italia a partire dall’8 maggio in esclusiva su HBO Max In Utero, la nuova serie creata da Margaret Mazzantini, diretta da Maria Sole Tognazzi, con protagonisti Sergio Castellitto, Alessio Fiorenza, Maria Pia Calzone e Thony. Otto episodi a rilascio settimanale, ogni venerdì.
Ambientata a Barcellona, la serie racconta le storie di Ruggero (Sergio Castellitto), ginecologo fondatore della clinica di fecondazione assistita “Creatividad”, e di Angelo (Alessio Fiorenza), giovane uomo trans, talentuoso biologo. Accanto a loro Teresa (Maria Pia Calzone), amministratrice brillante e fondatrice insieme al marito della clinica, e Dora (Thony), la nuova patient assistant. Ogni giorno si confrontano con le complesse vicende personali che i pazienti portano con sé nel primo contatto con la clinica. Persone di differente orientamento sessuale e romantico, in coppia o single, ma tutte accomunate dal desiderio della genitorialità. E se, come dichiarato da Margaret Mazzantini “il vero splendore è la nostra singola, sofferta diversità”, allora si può affermare che ogni personaggio in questa serie è accomunato da una particolare differenza che lo caratterizza, lo rende unico, e soprattutto, proprio in forza di questa diversità, lo fa risultare sofferto e realistico.
“Quello affrontato è un argomento importante. Si trattano temi, nella serie, che generalmente non sono stati affrontati in nessuna serialità prima d’ora e abbiamo avuto la possibilità di farlo con un cast meraviglioso. È un prodotto molto corale, pieno di attori giovani che in ogni puntata portano la loro storia, un universo vastissimo che arriva a Barcellona con lo stesso desiderio: diventare genitori. La serie parla di questo e lo fa in maniera molto diretta e sincera”, dichiara Maria Sole Tognazzi, che ben evidenzia quanto questa serie sia un prodotto unico sul piccolo schermo.

Mai prima d’ora, infatti, un prodotto seriale aveva raccontare il tema della fecondazione assistita e che sia una serie italiana a farlo per prima è motivo di orgoglio. “È una serie su un modello che non esiste ed era quindi importante raccontare questi temi”, dichiara Maria Pia Calzone, una delle attrici protagoniste della serie.
Proprio in forza di questa unicità e dell’universalità del tema trattato, anche l’ambientazione barcellonese in questo gioca un ruolo fondamentale, si percepisce a colpo d’occhio quanto la serie assuma un vero e proprio respiro internazionale, lasciandosi indietro quel provincialismo invadente che tanto caratterizza la maggior parte dei prodotti nostrani. Con serietà, sobrietà, ma anche delicato umorismo, la serie esplora il mondo delle relazioni contemporanee, della natalità, della scelta di essere genitori in un mondo dove la scienza ha progredito enormemente, ma la paura di tale scelta resta comunque forte.
“I figli sono un desiderio, non sono né un diritto né un dovere”, dichiara il personaggio di Sergio Castellitto, e a volte questo desiderio ti schiaccia, ti rende fragile, ti mette di fronte a sfide sfiancanti, ma la speranza di perseverare rimane, anche nell’inadeguatezza, altro tema cardine della serie, nella profonda convinzione di voler essere madri e padri.

“Mi sono avvicinato al mio personaggio con un sentimento di sicurezza e di inadeguatezza, perché è l’inadeguatezza che consente all’artista di compiere qualcosa che non ha mai compiuto prima”, dichiara il protagonista Sergio Castellitto, il cui personaggio, il ginecologo Ruggero, ogni giorno sfida la natura e le sue leggi per creare la vita, lui che di figli non ne ha mai avuti e che nella serie verrà messo di fronte al tema della genitorialità e della famiglia come mai prima d’ora.
“Il concetto di famiglia e di genitorialità oggi nel nostro paese va più approfondito e compreso, perché tante persone cercano di avere figli e non possono e sarebbe quanto meno naturale aiutare due persone che si amano, senza che debbano andare in un altro posto ed essere giudicati per questo”, dichiara Michela De Rossi. Il tema della famiglia, non solo quella tradizionale, ma anche quella ‘allargata’, infatti, è un’altro dei temi sviscerati dalla serie, che concerne anche cosa significhi essere genitori oggi: “Un atto estremo di coraggio e rivoluzionario. Per essere genitori oggi bisogna amarsi infinitamente, essere solidi, conoscersi molto bene e buttarsi, perché se cominciamo a pensare a tutto quello che potrebbe remarci contro siamo finiti”, dichiara sempre De Rossi.
Nell’Italia di oggi, dove la natalità è uno dei più grandi problemi del nostro tempo e fare figli diventa, generazione dopo generazione, un’impresa sempre più ostica, In Utero si dimostra, a conti fatti, una serie capace di gettare i riflettori su diverse urgenze sociali e di domandarsi in che direzione sta andando il mondo.
Aldilà, poi, di qualche ingenuità e inciampo nei rapporti tra i personaggi, la serie, infine, si dimostra avanguardistica nei suoi contenuti e scorrevole nella sua esecuzione, regalando ottime prove attoriali di tutto il cast, incluso quello secondario, che rappresenta la forza e l’identità stessa della serie. Una serie, per citare le parole dell’attrice Marianna Fontana, “dotata di una produzione e distribuzione che stanno facendo la rivoluzione”, e non si può che rendergliene atto.
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