Michael – Non è tutto oro quello che luccica
Il Re del Pop è tra noi. Michael, film diretto da Antoine Fuqua, porta al cinema la vita e la carriera artistica del cantate di fama mondiale Michael Jackson, dagli inizi come bambino prodigio con i Jackson 5, sotto la rigida egida del padre Joe Jackson, all’esordio come solista e la pubblicazione di album di enorme successo, fino all’ascesa mondiale con il Bad World Tour a fine anni ’80.
Sogni, speranze, passione; ballo, emozione, talento. Michael restituisce, attraverso la figura del nipote di Michael Jackson, Jaafar Jackson, un ritratto appassionato e traboccante di una delle più grandi star del mondo. Due ore lisce e senza fallo, niente inciampi, solo qualche lieve battuta d’arresto, in cui la stella di Michael brilla fulgida nel cielo, invincibile (chi conosce la musica sa) tra folle adoranti e acclamanti e la volontà di cambiare il mondo con la sua musica.

Ma se una stella brilla nei cuori dei fan, ecco che muore in quelli del pubblico generalista. Michael, infatti, non prenderà in giro i più accorti, dimostrandosi esattamente per quello che è: un film fin troppo pulito, un grande tributo che incensa e celebra, ma che non approfondisce i lati oscuri dell’artista, se non quelli relativi al legame con il padre, un grandissimo Colman Domingo, non riguardanti, dunque, le dirette scelte e azioni del protagonista, eliminando qualsiasi sbavatura di nero o di grigio, lasciando solo il bianco immacolato.
Un film dove la musica risplende e i video clip emergono trionfanti, dove la danza è al centro così come il ritmo, ma anche in questo prodotto, come in molti altri biopic musicali, Bohemian Rhapsody (2018) su tutti, l’impressione è quella di un film “di superficie“, fabbricato per vincere facile e che quindi arriverà facilmente a milioni di fan urlanti e palpitanti, che ma che nasconde, nel profondo, la sua evidente limitatezza.

L’impressione, quindi, rimane sempre la stessa: non sembrano esistere più ritratti a tutto tondo nei biopic, quantomeno in quelli musicali, ma solo riproduzioni incensanti che mancano di obiettività nel raccontare vita e ombre dell’artista di turno. Poco importa che siano usciti Nico, 1988 (2017), uno dei biopic musicali più belli degli ultimi dieci anni, o Better Man (2024), il solco di questo genere è stato tracciato, e potrà essere solo più profondo e vuoto. This Is It.
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