È l’ultima battuta? Crisi d’amore e stand-up comedy a New York
Dopo l’esordio promettente ed elettrico di A Star Is Born e il tonfo dell’ambizioso ma anodino Maestro, Bradley Cooper torna dietro alla macchina da presa con un film, a una prima occhiata, in chiave minore rispetto ai precedenti, ma che si rivela essere il suo lavoro migliore da autore.
Se nelle prime due opere Cooper fa i conti con due grandi musicisti e il loro mito (Lady Gaga e Leonard Bernstein), in questo caso prende come soggetti d’indagine una qualsiasi coppia di mezza età. Alex Novak (Will Arnett) e la moglie Tess (Laura Dern), dopo oltre 20 anni di matrimonio e due figli, capiscono che la cosa giusta da fare è separarsi. Senza clamori né litigi furenti, ma arrivando a una rasserenata presa di posizione. Si apre così È l’ultima battuta? (Is this thing on? in originale): con Alex che si trasferisce nel suo nuovo appartamento e i due ormai ex coniugi che continuano a frequentare quei rendez-vous di coppie sposate tra i cinquanta e i sessant’anni.
La separazione tra Alex e Tess non è traumatica: la divisione delle responsabilità genitoriali funziona, così come i momenti da condividere insieme. Anzi, sembra quasi che i due, nelle nuove vesti di “ex moglie” ed “ex marito” si cerchino con rinnovata curiosità e si ri-conoscano. La ritrovata indipendenza per Tess significa tornare, da allenatrice, al mondo della pallavolo, lo sport che l’ha resa famosa a livello mondiale; Alex, invece, capita per caso ad un open mic di stand-up comedy e si accorge di saperci fare. A raccontare barzellette? No, a raccontare sé stesso e la sua vita sentimentale in una specie di autoterapia comica e ironica che gli permette di elaborare la separazione e vedere con distaccata nostalgia il suo rapporto con Tess.
Alex quindi ci prende gusto e diventa sempre più bravo e apprezzato nel mondo underground newyorchese della stand-up comedy, ma non racconta a nessuno di questa sua seconda attività, finché gli altri non vengono a scoprirlo e Tess, per caso, partecipa a una di quelle serate ritrovandosi ad essere raccontata sul palco. Da questo momento il film – sino ad allora incentrato soprattutto su Alex – si sposta anche su Tess e, simultaneamente, ricostruisce gli antefatti dei due personaggi: le loro ambizioni, i successi, i fallimenti, chi erano dentro e fuori le mura domestiche.

Se si parla di crisi di mezz’età, d’amore e comicità a New York il pensiero va ovviamente a chi, come Woody Allen, su questo connubio ha costruito una poetica. E il riferimento alleniano è sicuramente tenuto a mente da Cooper che si muove in quello stesso cronotopo, tanto caro al regista di Manhattan, che si fa a sua volta soggetto, oltre che sfondo dentro cui si muovono i personaggi: non solo New York in quanto città, ma come luogo denso di significati e riferimenti cinematografici da cui partire e da fare risuonare.
La tenuta e la riuscita del film partono da una sceneggiatura molto solida – firmata dallo stesso Cooper insieme a Will Arnett e Mark Chappell – e da una regia particolarmente ispirata che trova i suoi picchi nella direzione degli attori e nell’uso della macchina da presa. L’ampio e appropriato uso della camera a mano e dei movimenti di macchina richiamano il cinema indipendente e newyorchese di John Cassavetes – nel suo seguire e guardare ossessivamente dentro le crepe e le fratture dei personaggi, donne e uomini fragilissimi che si muovono sullo schermo – e il Birdman di Iñarritu, sia per il rapporto tra uomo e palcoscenico (c’è una bellissima transizione tra una scena e l’altra che mostra questa metamorfosi) sia per l’uso della batteria come tappeto sonoro. È con questa opera che Bradley Cooper trova una profondità umana inedita e fortemente comunicativa, oltre che una cifra stilistica decisamente più definita e incisiva.
Un risultato che è anche merito di un cast impeccabilmente selezionato e diretto. Cooper trova infatti il suo alter ego in Will Arnett che sembra aver restituito una possibile forma umana, certamente meno depressa e pessimistica, a quel Bojack Horseman a cui ha dato magistralmente voce nell’omonima serie Netflix. Delicato, intenso, riflessivo, ironico, malinconico, premuroso, passionale.
Dall’altra parte c’è la solita eccezionale Laura Dern che, come poche altre attrici, riesce a condensare eleganza, carattere, dolcezza e sensualità. Il suo personaggio prende corpo e spessore più lentamente, ma è proprio grazie a questa scelta che la pellicola diviene completa, andando a delineare due personaggi di grande interesse presi singolarmente e che mostrano una sinergia rara sullo schermo.

Quello descritto potrebbe essere un contenitore di temi e situazioni già note, ma Cooper inserisce alcune deviazioni che rendono il suo film al tempo stesso debitore della tradizione, innovatore e recettore attento del suo tempo. Il personaggio alleniano che psicanalizza la sua relazione d’amore viene filtrato attraverso uno dei palcoscenici espressivi degli ultimi anni, la stand-up comedy, finora sempre rimasta ai margini o al di fuori dello sguardo cinematografico. E anche il terzo atto è in rottura con i modelli, in quanto opera una sterzata rispetto alle premesse della pellicola. Non mostra quindi una lenta disgregazione dei rapporti fino alla costituzione di due nuove vite, ma fa il percorso inverso e dai frantumi del matrimonio ricostruisce l’amore e la sua forza aggregante capace di fare sentire gli esseri umani meno soli e fragili. Proprio l’amore e un forte umanesimo sono le vivide sensazioni che rimangono al termine della visione.
«Can’t we give ourselves one more chance? Why can’t we give love that one more chance? Why can’t we give love, give love, give love?» ci dice Bradley Cooper nel finale, per interposta persona.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.