Caccia al ladro – Il successo di Hitchcock non Hitchcock
Se ti dicessi Costa Azzurra, penseresti subito a decappotabili di lusso, abiti e gioielli sfarzosi, lidi con ombrelloni a strisce bianche e blu. In qualche modo evocheresti l’immagine di un’epoca passata, molto probabilmente gli anni ’50, e vedresti Grace Kelly indossare un cappello a falda larga e Cary Grant bere un bicchiere di vino con ai piedi mocassini da barca. Il merito, senza ombra di dubbio, sarebbe di Caccia al ladro di Alfred Hitchcock.
Uscito il 3 agosto 1955 negli Stati Uniti e tratto dall’omonimo romanzo di Dodge, Caccia al ladro (To catch a thief) è uno dei film del maestro che più si allontana da alcune sue cifre stilistiche, tanto che anche Truffaut – nei famosi dialoghi con Hitchcock – lo definì il suo film più «cinico». Dimentichiamoci per un attimo dell’Hitchcock di Intrigo internazionale o di Notorious, quello della suspense e dei colpi di scena. In Caccia al ladro, la componente thriller è piccola e limitata, così da lasciare spazio all’interazione tra i protagonisti e al tema della seduzione. Quasi una commedia romantica.

Tutto grazie a Frances
John Robie (Cary Grant), detto il gatto, è un ladro di gioielli che ha ormai abbandonato il crimine da tempo, quando dei furti con caratteristiche simili ai suoi tornano ad essere compiuti in Costa Azzurra, dove vive. Essendo il principale indiziato, John è deciso a dimostrare la sua innocenza e mette in atto un piano per cogliere il ladro in flagrante. Così mente sulla propria identità e si avvicina ad una ricca turista americana e a sua figlia Frances (Grace Kelly), con l’idea di attirare il ladro. Si intuiscono già i toni più leggeri rispetto ai soliti film di Hitchcock: quello che noi conosciamo sin da subito come il ladro non è il criminale, ma un osservatore, e il suo rapporto con le turiste americane non è solo un mezzo per un fine, ma è centrale per lo sviluppo dei fatti. Frances, d’altra parte, è una donna intraprendente e intelligente, che capisce subito la vera identità di John e inizia un gioco di seduzione e tentazione che caratterizza il film.

Il personaggio di Grace Kelly – che già aveva lavorato con Hitchcock – potrebbe stimolare un paragone con La finestra sul cortile, che ha preceduto di poco Caccia al ladro. In realtà Kelly interpreta due donne completamente diverse nei due film, seppur entrambe hanno il compito di osservare e acciuffare il criminale. Ne La finestra sul cortile, Lisa aiuta sì Jeff a risolvere il caso, ma lo fa per amore. Frances di Caccia al ladro agisce invece per divertimento: è una donna indipendente, capace, che riesce ad avere sempre l’ultima parola. Non a caso, è passata alla storia la battuta finale del film, quando dopo essersi arresi al fatto di essere innamorati, Frances e John si baciano nella villa in cui vivranno e lei dirà «Mother will love it up here». Un finale che Hitchcock definì quasi tragico.
Il formato VistaVision e la perfezione dei dettagli
Se è vero che diversi elementi rendono Caccia al ladro un unicum nella filmografia di Hitchcock, bisogna però aggiungere che l’estetica e la cura dell’immagine restano inconfondibilmente firmate dal maestro. L’unica vera novità, qui, consiste nel fatto che diverse scene vennero girate in esterna, mentre Hitchcock era solito lavorare in studio. La dinamicità del set fu possibile grazie all’utilizzo della tecnologia VistaVision, che permetteva di girare su pellicola leggermente più larga, in modo da dare spazio a inquadrature dettagliate, perfette per le scene in movimento e per i paesaggi della Costa Azzurra. L’uso del VistaVision – e altri dettagli, come l’utilizzo dei filtri verdi per girare le scene notturne – permisero al film e al DDP Robert Burks di vincere l’Oscar per la miglior fotografia. Ottennero la nomination dell’Academy anche i costumi curati da Edit Head, che sottolineano le personalità dei personaggi e diventano fondamentali nella lettura del loro rapporto. Head stessa disse che Caccia al ladro fu il film più stimolante tra quelli a cui aveva lavorato: il contesto, Grace Kelly, scene come quella del ballo in maschera, le diedero l’occasione di realizzare una scenografia sartoriale incredibile.

Ciascun dettaglio, estetico e registico, in Caccia al ladro è funzionale al racconto delle interazioni tra John e Frances, a sottolineare che il vero tema del film non è il giallo da risolvere, ma il fascino inteso come gioco di seduzione.
Questa leggerezza conferita a un film che nasce come un thriller, è sicuramente un tipo di narrativa che Hitchcock ha lasciato in eredità al cinema moderno. La figura del ladro elegante e colto, il crimine inserito in una cornice comica e brillante, li ritroviamo spesso da Caccia al ladro in poi. Si pensi a Thomas Crown, ai film di James Bond, o, per citare un esempio ancora più recente, alla saga degli Ocean’s.
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