La valle dell’Eden – Una certa idea di peccato
«Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, a oriente di Eden»
(Genesi 4:16)
Con questa citazione lo sceriffo consiglia a Caleb di fare ammenda lasciando il paese alla fine de La valle dell’Eden (East of Eden, 1955) di Elia Kazan. Il dramma si è compiuto nella forma di una tragedia. Il ragazzo sulle prime accetta, senonché Abra, la fidanzata di suo fratello Aron di cui sono entrambi innamorati, lo convince ad avere un’ultima interazione col padre morente.
Il film mette in gioco tutte le più intense emozioni umane: dalla gelosia alla rabbia, dalla pietà alla vergogna. Il regista, all’epoca già due volte premio Oscar, deve incassare i rifiuti di Marlon Brando e Montgomery Clift per la parte di protagonista. Poi tentenna sulla possibilità di proporla a Paul Newman. Infine si convince a fornire all’istintivo e magnetico James Dean l’occasione della sua (breve) vita.

California, 1917. Caleb non potrebbe essere più diverso da Aron: il primo, nervoso e selvaggio, pensa di somigliare alla madre che però non hanno mai conosciuto; mentre il secondo, composto e misurato, segue le orme del padre timorato di Dio con cui vivono. Un investimento sbagliato del genitore imprenditore agricolo e l’amore condiviso della signorina aprono nel gruppo uno squarcio impossibile da ricucire. Le dinamiche relazionali messe in scena all’interno della narrazione permettono prima di tutto un confronto intergenerazionale nello stile rappresentativo.
Da una parte gli “adulti” della vecchia scuola come il canadese Raymond Massey e la star del teatro Jo Van Fleet. Il canadese è noto interprete di Lincoln sia a teatro sia al cinema con enorme successo. La donna per questo ruolo si aggiudica la statuetta alla miglior attrice non protagonista. Dall’altra le promesse del nuovo cinema americano legate all’Actors Studio e non solo come il citato Dean e Julie Harris, poi acclamata vincitrice di cinque Tony Award per il suo lavoro a Broadway.

Dopo Fronte del porto (1954) Kazan torna sul tema del senso di colpa, lui delatore del maccartismo mai pentito. Lo fa asciugando e deviando il romanzo di John Steinbeck da cui La valle dell’Eden è tratto. Il cineasta infatti si concentra sul dualismo fraterno, sul dramma interno alla famiglia Treck e in particolare all’anima del figlio apparentemente più sensibile.
In realtà, anche grazie alla seminale performance ancora oggi studiata nelle accademie di tutto il mondo, Caleb dimostra, quasi per sineddoche, tutta la complessità di una nazione eternamente giovane e schizofrenica come gli Stati Uniti. Il contributo più significativo l’attore lo dà improvvisando un disperato abbraccio, inaspettato anche dal collega Massey, nella scena più coinvolgente e provante della pellicola. Quella in cui Caleb consegna al padre un regalo di compleanno che però non viene accolto con l’entusiasmo che il ragazzo sperava. L’istantanea di un talento che non sapremo mai cosa avrebbe potuto regalarci ancora e ancora, se solo la vita di James Dean non si fosse interrotta così tragicamente.

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