Le mille strade del cortometraggio | Consigli da Ennesimo Film Festival
Si è conclusa ieri, domenica 5 maggio, la nona edizione di Ennesimo Film Festival, la kermesse culturale che da anni lavora a Fiorano Modenese e sul territorio per avvicinare il pubblico al mondo del cortometraggio attraverso una selezione attenta e variegata, capace di catturare quante più sfaccettature dell’offerta cinematografica contemporanea.
Dalla selezione ufficiale di Ennesimo Film Festival, composta da 20 corti provenienti da tutto il mondo, ve ne consigliamo 5 da recuperare al più presto.

Are you a man? di Gjorce Stavreski (15’, Macedonia, 2024)
Marko non sa cosa significhi essere un uomo. Dopotutto è ancora un bambino e non dovrebbe interessarsi a “alcol, centri scommesse e un po’ di figa”, i tre pilastri della mascolinità a detta del vicino di casa Vlado ancora per molti anni. Un giorno l’uomo però propone al bambino una sfida per dimostrare di essere un uomo: dovrà appoggiare un accendino su una scala vicino al fiume e poi tornare a casa, il tutto nel cuore della notte e in completa solitudine. Il gioco si trasforma presto in una cupa finestra sul mondo degli adulti e sui suoi mille pericoli. Un’analisi lucida e ad altezza di bambino del concetto di mascolinità, dei ruoli associati al genere nella nostra società e su come questi continuino a essere perpetrati nonostante tutto.

Beautiful Men di Nicolas Keppens (19’, Belgio – Francia – Paesi Bassi, 2023)
Il trapianto di capelli è diventato nel tempo una delle soluzioni più tempestive per quanto fastidiose a una delle maggiori insicurezze degli uomini. Si tratta tuttavia di una procedura estremamente costosa, a meno che non si sia disposti a viaggiare. Instanbul per i tre fratelli Van Goethem, tre uomini di mezza età accomunati dalla stessa malinconia, potrebbe rappresentare un nuovo inizio per una vita più serena e meno frenata dalla paranoia. Un problema di prenotazione porta la tensione tra i tre ad esplodere, tra giornate nebbiose, fidanzate che non rispondono e temute masse tumorali. Un corto in stop-motion che gioca con l’ironia delle nostre paure, senza mai prenderle per scontate.

Cross My Heart and Hope To Die di Sam Manacsa (17’, Filippine, 2023)
Da mesi Mila lavora senza ricevere uno stipendio adeguato: le difficoltà del suo ufficio le trattengono nel migliore dei casi la metà dell’importo e nel peggiore dei casi non riceve nemmeno la busta paga. Mentre medita la possibilità di fare un secondo lavoro, Mila incontra un uomo che sembra interessarsi a lei e al suo stato d’animo. Lui continua a chiamarla, a farle domande sulla sua vita e su come sta, lei vede quelle brevi conversazioni come piccole istanze di conforto, dei momenti ordinati nell’oppressione del suo luogo di lavoro. Un giorno la possibilità di un incontro dal vivo cambia per sempre la vita di Mila. Presentato in concorso nella sezione Orizzonti della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia del 2023, il corto non mostra la povertà tramite il tradizionale misery porn a cui il cinema ha abituato il pubblico, ma come una condizione soffocante frutto di un mondo privo di empatia.

Family Toast di Kim Jun-hyung (14’, Corea del Sud, 2022)
Un giorno Seong-young decide, come fa spesso, di controllare lo zaino della figlia Seung-Hee appena tornata da scuola. Quando vi trova una sigaretta, in casa si inizia a respirare un clima di terrore e la mancanza di risposte sull’origine di quella possibile minaccia sanitaria finisce solo per peggiorare ulteriormente la situazione. Quando il padre torna da lavoro carico di doni per la festa per il compleanno della figlia, una sua rapida indagine rivela che l’oggetto potrebbe non essere davvero una sigaretta. Nonostante un voice-over finale che rischia di cadere nel melodramma, Family Toast è una spiritosa decostruzione (e successiva ricostruzione) di una famiglia che non ha mai capito l’importanza e la necessità del dialogo.

Good Boy di Tom Stuart (16’, Gran Bretagna, 2023)
Danny non ha soldi. Non sa nemmeno cosa farà domani. L’unica certezza della sua vita è che la casa dove ha vissuto è stata pignorata e che deve fare qualcosa in merito. Una rapina sembra l’idea migliore ma la paura è tanta. Guida per la città su un vecchio furgoncino Volkswagen abitato dai ricordi di una vita, mentre la madre, una donna profondamente anarchica e ottimista, prova a rassicurarlo. Tra uccelli feriti per sbaglio, vecchie pellicce e appuntamenti (forse) mancati, Danny cerca il suo strano percorso nella vita. Guidato dal bravo e malinconico Ben Whishaw (il Q degli ultimi capitoli di James Bond e prossimamente protagonista di Limonov – The Ballad, il nuovo film di Kirill Serebrennikov in concorso a Cannes), Good Boy usa il sogno come via di fuga e come nuova manifestazione della realtà. Danny è un eroe peculiare, un bizzarro vagabondo che con un palloncino rosa potrebbe volare via da questo mondo ma che, vittima delle sue stranezze, non può fare altro che rimanervi e cercare di sopravvivere.
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