#PFF18 • Game Over

Per quest’edizione Birdmen è media-partner del Pentedattilo Film Festival, il festival internazionale di cortometraggi che si svolge a Pentedattilo (Reggio Calabria) dal 31 al 4 novembre. Qui le nostre recensioni in anteprima.
Una selezione di sei elementi della redazione comporrà la giuria per la sezione Thriller.


A Maria-Kristin Neheimer bastano pochi minuti per inquadrare con lucida precisione il sistema dalle tinte fosche in cui si muove il suo cortometraggio. Fin dai primi istanti, le soggettive scattanti e adrenaliniche proprie del videogioco intrappolano lo spettatore in un’attesa accorata di quel che accadrà dopo, prima ancora – o forse al posto di – interrogarsi sulle coordinate spazio-temporali della vicenda.

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Il mondo che emerge dalla trama di Game Over ha i tratti riconoscibili di un totalitarismo contemporaneo in cui la tecnologia si trasforma in un’arma a doppio taglio, facilitando ciò che, scambiato per sicurezza, non è altro che stretto controllo e repressione. Il taglio distopico, che pure rasenta pericolosamente una realtà molto vicina, si ancora con abilità intorno a una trama che esamina ambivalenze e non detti di un difficoltoso rapporto tra fratelli.

Jo, appassionato di corse con i droni, soffre la concorrenza della sorella Anna che riesce a mantenerlo sul secondo gradino del podio. Alimentato da un’invidia latente, diventa facile preda di chi vuole usarlo per controllare – sempre tramite un silenzioso sistema di droni – le mosse eversive della ragazza. Jo, in parte inconsapevole e in parte lusingato dagli apprezzamenti, si trova davanti a un bivio senza facili uscite: condannare la sorella da sola o tentare ogni cosa per salvarla.

Il cortometraggio prodotto dalla Hamburg Media School si muove con agilità su una storia lineare ma non scontata, in cui la coerenza d’insieme permette di cogliere dettagli e sfumature di apprezzabile profondità. la scelta di Neheimar di addentrarsi in una distopia sociopolitica attraverso le maglie di una relazione fra fratelli si rivela felice. La rete di rapporti fra ambizione personale, affetto e obbedienza al potere dominante è incastonata con chiarezza negli appena sette minuti di girato, supportata da un’altissima qualità della produzione.

Con magistrale equilibrio, Game Over si chiude là dov’era iniziato e non lascia aperte domande o perplessità se non quella che ne denota, inevitabilmente, una riuscita indagine psicologica: cosa avrei fatto io?

With this edition Birdmen is media-partner of Pentedattilo Film Festival, the international short movie festival held in Pentedattilo (Reggio Calabria) from Oct. 31st to Nov. 4th. Here is the preview of our reviews.
Six of our editors will form the jury of the Thriller section.

Maria-Kristin Neheimer only needs a few minutes to give the audience a precise frame of her rather shady short film. From the very beginning, fast and adrenaline-filled POV shots, so typical of videogames, trap the viewer in an anxious waiting for what will happen next, even before he or she starts wondering about the when and where of the story.

The world emerging from Game Over is characterized by the typical features of a contemporary totalitarian regime in which technology cuts both ways by becoming a means of control and repression rather than of safety. The dystopian turn, which is disturbingly close to reality, is masterly inserted in a plot which deals with the ambivalences and unsaid of a difficult brother-sister relationship.

Jo, a passionate player of drone rides, suffers from his sister Anna’s interference, since her expertise causes him to always come second. Fueled by jealousy, Jo becomes an easy prey for those who want to use him to keep the girl’s rebellious moves under control. Partially unaware and partially flattered, Jo is put in front of one most difficult decision: condemning his sister or trying everything he can to save her.

The short is produced by Hamburg Media School and moves swiftly on a linear but never banal plot, in which the general coherence allows to perceive details and nuances. Neheimar’s choice of venturing in sociopolitical dystopia through this brother-sister relationship is successful. The intertwining of personal ambition, affection and obedience is neatly represented in this 7-minutes long film, something which is granted also by the high quality of the production.

With masterly balance, Game Over ends where it started and doesn’t leave us with any question apart from the one which spontaneously originates from a deep psychological investigation: what if it were me?

 

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