Quale foto stiamo utilizzando per ricordare Catherine O’Hara?
Nel quinto episodio della quarta stagione di Schitt’s Creek, intitolato (ironicamente) RIP Moira Rose, sull’internet inizia a girare la notizia della morte della strampalata matriarca ed ex-stella delle soap opera interpretata da Catherine O’Hara, e quando questa, ovviamente viva e vegeta, lo scopre, tra mazzi di fiori con condoglianze da parte di sconosciuti e figli che entrano nella camera limitrofa per assicurarsi che la madre non sia morta, fa subito due domande: “Qual è la fonte di questa falsità?” e “Quale foto stanno utilizzando?”.
Se la fonte non è chiara, suo figlio David la rassicura che stanno usando tutti un suo headshot degli anni ‘90, un’immagine di lei “fresca, giovane e con la permanente appena fatta”. Da quando, ieri sera, è uscita la notizia della morte di Catherine O’Hara all’età di 71 anni, continuo a pensare a questo episodio. Una sit-com canadese, in Italia arrivata di passaggio dopo le sue storiche vittorie agli Emmy del 2020, non avrebbe alcun diritto ad essere così profetica, ma in un breve episodio ci poneva davanti a una situazione inevitabile, ma che speravamo non sarebbe arrivata mai: cosa avremmo fatto o avremmo detto un giorno quando sarebbe giunto il momento di salutare Catherine e, soprattutto, che foto avremmo usato?
La questione dell’immagine per i necrologi è un aspetto profondamente triviale della vita di ogni giornalista. Devi preferire il ruolo più riconosciuto? Quello a cui siamo emotivamente più legati? Come puoi riassumere una carriera ma soprattutto una carriera in una sola immagine? Quando apri i social e guardi gli omaggi a Catherine, quello che colpisce è l’immensa varietà di immagini, da fotogrammi di film come il suo storico urlo in Mamma, ho perso l’aereo a compilation delle sue pronunce della parola Bebé in Schitt’s Creek, passando per photoshoot che la ritraggono a ogni età, o ricordi rivolti persino ai personaggi che ha doppiato (Sally in Nightmare before Christmas, Rowena in Barbie in Le 12 principesse danzanti e tanti, tantissimi altri).

Catherine non è solo una delle più straordinarie attrici comiche che abbiamo avuto il piacere di conoscere e di ammirare sui nostri schermi, una che è stata capace di creare un suo modo di fare commedia e di conseguenza plasmare il senso dell’umorismo di generazioni di persone, una a cui bastava anche solo spostare un solo accento su una parola per far scoppiare a ridere tanto era grande il suo carisma e splendente il suo calore. Catherine è entrata nel nostro immaginario collettivo e soprattutto nelle nostre famiglie. È la nostra madre mancata, quella che vedevamo sullo schermo fin da piccolissimi anche grazie alle numerose repliche televisive italiane di Mamma, ho perso l’aereo e sulla quale proiettavamo le paure delle nostre vere madri. Urlava “KEVIN!!!” ma sembrava che urlasse tutti i nostri nomi, mentre sviluppavamo la paura di essere dimenticati a casa dalla nostra famiglia partita per le vacanze.
Se Mamma, ho perso l’aereo ha traumatizzato ogni bambino degli anni ‘90 e ne traumatizzerà molti altri per generazioni a venire, forse l’aspetto che rende ancora più amara la sua morte è la sua presenza costante, specialmente post-Schitt’s Creek, sui nostri schermi. Psicologa per Joel in The Last of Us, capo degli studios e mentore per Matt in The Studio (che aveva iniziato le riprese della seconda stagione pochi giorni fa) e il ritorno nel ruolo di Delia Deetz in Beetlejuice Beetlejuice, dovunque andasse, qualsiasi cosa facesse, qualunque fosse il suo screentime, era ed è sempre la parte migliore di ogni film o serie a cui ha partecipato.

Fonte di risate e calore, Catherine ci ha insegnato a modo suo la bellezza di essere eccentrici, di vivere sopra le righe o addirittura di spostarle per vivere meglio. Dalla duratura collaborazione con il regista Christopher Guest che ci ha regalato film mai abbastanza apprezzati in Italia come Sognando Broadway, Campioni di Razza o For Your Consideration, alla nuova rinascita in televisione con l’attrice, papessa, madre e soprattutto leggenda Moira Rose, la carriera di Catherine si è mossa partendo da quello che era il suo consiglio principale per l’improvvisazione: “nel dubbio, fai cose assurde”. La bellezza di ogni sua interpretazione stava proprio nella sua imprevedibilità, nella sua capacità di portarti dalle risate alle lacrime prima di felicità e poi di tristezza. Nella stranezza, dove altri cercavano alienazione, lei imponeva rispetto e umanità. Mai parodia, mai creazione di una macchietta, Catherine era ed è (quanto è difficile parlarne al passato) l’empatia che permette alla commedia di essere tale.
Non ci saranno foto giuste per ricordarla e per riassumerla, ma se c’è un modo per omaggiarla, per mantenerla viva, eterna, folle e delicata come solo lei sapeva essere, è guardare un suo film o una serie e ridere con lei ancora una volta. E poi un’altra volta ancora. In quella risata, in quelle lacrime che fanno capolino sugli occhi, lei vivrà per sempre.
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