Holly – Alla disperata ricerca di conforto
La desolazione del realismo crudo di povertà e di emarginazione disarma, e chiama salvezza. Come nei tempi antichi si cercava conforto nella religione e nella preghiera dei santi, nella contemporaneità c’è bisogno della concretezza di un corpo in carne ed ossa da toccare, a cui chiedere, occhi negli occhi, aiuto. Ed è così che Holly – La speranza è tra noi, terzo lungometraggio di Fien Troch, diventa racconto calzante delle solitudini e della necessità di conforto del mondo odierno. Il film, presentato in concorso a Venezia 80, arriva in sala dal 22 maggio, distribuito da Filmclub Distribuzione by Minerva Pictures.
Holly (Cathalina Geeraerts) è una quindicenne solitaria e di poche parole, come unici amici ha la sorella e un compagno di classe con ritardo cognitivo e vive sulla sua pelle un feroce bullismo. Un giorno resta a casa da scuola presagendo una catastrofe. Scoppierà, infatti, un incendio di cui resteranno vittime una ventina di alunni della scuola. A seguito della sua premonizione, Holly verrà considerata, in primo luogo da un’insegnante, una ragazza con poteri speciali, capace di lenire il dolore degli altrui.

Holly, il cui nome per una L di troppo non significa Santa, diventa il fenomeno del momento per una folla di donne e uomini miseri e disperati, senza mai essere compresa e accolta. Il mondo vuole da lei il miracolo, attraverso un tocco o un abbraccio, ma non ha tempo e cura di chiederle come si senta. Il dolore e la sofferenza che scandiscono la vita dei personaggi, non possono più essere contenuti, sia che essi abbiano perso un figlio nell’incendio, sia che non riescano ad avere figli pur provandoci testardamente con l’inseminazione artificiale. Serve dunque loro una speranza a cui appigliarsi per credere di potersi sentire meglio. Holly viene coinvolta nelle attività di volontariato del quartiere ed è in questo modo che il suo dono salta agli occhi dei più sfortunati. Il benessere che riesce a generare nel prossimo passa di bocca in bocca, c’è chi la cerca affannosamente, chi la paga per la sua prestazione di ascolto e supporto emotivo, chi crea dei santini fatti in casa che prega e si porta appresso come portafortuna. Ma davvero è tutto come sembra? Nella costruzione della figura santa e salvifica, la regista insinua che il sovrannaturale il dubbio che possa essere una montatura, una fortuita convergenza di coincidenze che alimenta la credenza comune e spinge l’individuo verso una luce e un sollievo negati.

La struttura minimale, a tratti documentaristica e distaccata che, senza voyerismo, osserva e documenta da dietro le porte e gli angoli, o sorprendendo i personaggi di spalle, insieme alla onnipresente musica esoterica di sottofondo, riporta a opere sospese come quelle di Jessica Hausner – Lourdes su tutte –, seppur conservando un forte attaccamento alla realtà attraverso l’indagine del dolore e delle sue tracce sui visi e sui corpi degli ultimi, come fanno i fratelli Dardenne che del film sono produttori. Holly è un film che riesce ad abbracciare una vasta quantità di temi caldi dell’attualità e ad incastrarli l’uno con l’altro senza forzature: dalla povertà materiale e verbale di una comunità smarrita e senza prospettive sbocciano riflessioni silenziosi e affilate sul bullismo, la diversità, il consumismo, l’egoismo, la circolarità del destino, la fortuna. La potenza delle immagini e dei primissimi piani sul volto di Holly o sulla sua immagine riflessa nello specchio è più incisiva e inquietante della violenza fisica o verbale. Il disagio, in ogni sua manifestazione, è insito nella ragazzina, nella sua finta apatia carica di dolore, nella lacrima che scende una sola volta, nel suo lasciarsi stancamente trascinare e “comandare” da chi pensa e decide al posto suo. Quando, finalmente, Holly prende in mano la sua vita, e cerca di spezzare l’incantesimo che la vuole emissaria divina, scopre lei stessa il dolore bruciante, non ovattato dallo stordimento di una vita passiva, lo crea – come una Carrie in rivolta verso il mondo che la inganna – e non regge alla definitiva umiliazione pubblica inflittale da chi è meno puro di lei.

Holly è un film di illusioni, senza eroi o vincitori, un’opera cruda nella sua spietatezza, specchio della meschinità umana che concede a una giovane il lusso di potersi risollevare dalla miseria per poi farcela ripiombare, spogliata – letteralmente – delle poche cose che la facevano apparire accettabile agli occhi dei suoi detrattori. In un film in cui la “normalità”, per come la si intende canonicamente, non esiste, a salvarsi è davvero solo chi ha perseverato, non per forza e coraggioso, ma perché incapace di fare altro, mentre per chi persegue la fugacità dell’abbaglio, restano immobilità e paralisi, un ritrovarsi punto e a capo senza un abbraccio in cui potersi rifugiare.
Dal 2015 Birdmen Magazine raccoglie le voci di cento giovani da tutta Italia: una rivista indipendente no profit – testata giornalistica registrata – dedicata al cinema, alle serie e al teatro. Oltre alle edizioni cartacee annuali, cura progetti e collaborazioni con festival e istituzioni. Birdmen Magazine ha una redazione diffusa: le sedi principali sono a Pavia e Bologna.
Aiutaci a sostenere il progetto e ottieni i contenuti Birdmen Premium. Associati a Birdmen Magazine – APS, l‘associazione della rivista.