1485 KHz (Se otto ore) – La voce del padrone
Il nostro signor padrone
è buono come lo è il buon pane,
stando in cima all’argine
dice: «Fate andare quelle mani»
Si parla tanto, spesso a sproposito, di cinema politico. A maggior ragione quando questo incrocia le traiettorie e le dinamiche dell’horror. Eppure, non si può fare a meno di usare questa definizione scivolosa per parlare di un’opera come 1485 KHz (Se otto ore). Perché l’ultimo cortometraggio firmato da Michele Pastrello, dal primo maggio visibile gratuitamente sulla piattaforma Reveel, è letteralmente un horror politico. L’ideale figlio di una tradizione capace di sfruttare la grammatica del genere per rielaborare in chiave allegorica tensioni tutte contemporanee.

Nella vicenda di una donna delle pulizie (Lorena Trevisan) costretta, sotto minaccia di licenziamento, a sostituire senza preavviso una collega in una casa forse infestata, sembra esserci infatti il medesimo approccio al genere tipico di quel cinema ma, allo stesso tempo, anche qualcosa che va al di là di modelli risaputi e precostituiti. Qualcosa che al peso dell’immagine finisce con il sostituire quello, altrettanto fondamentale, del suono.
Dopo il lirismo onirico e visionario di Inmusclâ è questa volta la metafonia (pseudo-scienza che ritiene di poter registrare, a determinate frequenze, la voce dei morti) a trovare infatti inediti punti di contatto con la poetica del regista, tracciando un ponte tra sensi e soprannaturale, genere e istanze sociali. È così che il sottotesto politico del film diventa urlato come la voce di un Potere che sovrasta tutto il resto. Unico fantasma possibile che continua a infestare il presente, distorcendo, soffocando e fagocitando qualsiasi rivendicazione sociale, qualsiasi voce (o canto) di dissenso.

Da sempre fieramente indipendente, esponente di un cinema che rifugge schemi narrativi risaputi in favore di un’astrazione sempre attenta alla messa in scena e alla sua capacità di restituire suggestioni di volta in volta differenti, Pastrello, nel suo ritorno all’horror puro, ribalta la classica storia di fantasmi. Lo fa giocando con i luoghi comuni del genere e contaminandoli con una storia esplicitamente allegorica ma mai didascalica. Una vicenda dove il soprannaturale e un orrore quasi sinestetico incontrano il contemporaneo e le sue ingiustizie.

Quello che ne esce è una ghost story sui generis dove il fantasma non può che essere quello del capitalismo. Un sistema oramai infestante, fatto di rapporti di potere soverchianti e forme di schiavitù sempre nuove. Attraverso la sua protagonista e le donne che l’hanno preceduta (le mondine del canto popolare che dà il sottotitolo al film), precarie di ogni epoca private della propria volontà e costrette a tacere e ad accettare qualsiasi condizione pur di mantenere il proprio lavoro, 1485 KHz racconta così l’eterno ritorno di un Potere che cambia forma ma resta sempre lo stesso. Fuori dal tempo come un cinema capace di intercettare i fantasmi di un passato divenuto ormai, drammaticamente, un eterno presente.
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