Sarah Bernhardt – La diva che segnò un’epoca
Per qualcuno era troppo magra, troppo androgina, distante dai canoni di bellezza femminile della sua epoca, che riconoscevano nelle forme giunoniche l’essenza della seduzione, dell’erotismo. Ma quando se lo sentì dire per la prima volta, che risultava poco formosa e attraente, Sarah Bernhardt non poteva immaginare che quel corpo filiforme – insieme a un talento non comune e al temperamento turbolento e anticonformista – avrebbe fatto la sua fortuna di attrice celebrata a livello internazionale. Sarah Bernhardt, vissuta in Francia nel pieno della Belle Époque, è ancora oggi considerata una delle dive del teatro che meglio hanno saputo incantare il pubblico e scalfire alcuni pregiudizi e stereotipi di genere, imponendosi sulla scena del tempo ed eternando la propria gloria.

Al secolo Henriette Rosine Bernard, Sarah Bernhardt nasce nel 1844 a Parigi, terza figlia di padre ignoto. Sua madre, Judith Julie, è una giovane olandese arrivata in Francia in cerca di fortuna, ma finita presto a fare la cortigiana. Donna rigida e poco presente, Judith affida ben presto Sarah alle cure di una balia, salvo riprenderla con sé diversi anni dopo. Sarah cresce in un ambiente gelido, anaffettivo, e sviluppa presto un carattere cupo e poco conciliante; a scuola mostra difficoltà a integrarsi con i coetanei e fatica ad appassionarsi alle materie di studio. Ma quando Stella Colas, attrice che ha appena debuttato al Théatre Français, si esibisce presso la pensione di Madame Fressard – dove Bernhardt studia da piccola – per Sarah è la folgorazione: è quello il suo primo incontro con il teatro, un’arte che la seduce e che presto entrerà nella sua vita con una dirompenza imprevedibile.

Anni dopo è il Duca de Morny, suo protettore e amante prima della zia e poi della madre di Sarah, a portare la giovane ad assistere a uno spettacolo della Comédie-Francaise; qui Sarah riscopre le emozioni totalizzanti provate da bambina, e di quell’esperienza parlerà nelle sue memorie, La mia doppia vita, dove scrive: “Quando si alzò il sipario, lentamente, mi sembrò di svenire. Infatti si stava alzando il sipario della mia vita”.
Sarah capisce così che il teatro deve essere la sua vita (deviando dal proposito, che aveva da piccola, di diventare suora). Studia con impegno e supera l’esame di ammissione presso il Conservatoire de Paris; finiti gli studi, nel 1862 entra a far parte della compagnia della Comédie-Française. Dopo alcuni ruoli minori, le sue doti, unite a una passione e un’abnegazione totali, le garantiscono ruoli prestigiosi nel Ruy Blas (1872) e nell’Hernani (1877) di Victor Hugo, e ancora nella Fedra (1874) di Racine. Ma saranno i ruoli maschili, che Bernhardt sceglierà di interpretare contro i pregiudizi del tempo, e sfruttando a proprio favore quel fisico androgino che le aveva attirato critiche negative quando era molto giovane, a fare di lei un’attrice di straordinario successo. Negli anni si cimenta nei ruoli di Amleto e di Pierrot, passando per Napoleone II e per Zanetto nello spettacolo Le passant (1869).

Spesso il carattere ribelle e scontroso di Sarah, e alcune sue intemperanze, rischiano di penalizzare la sua carriera; come quando, nel 1880, viene licenziata dalla Comédie dopo aver schiaffeggiato un’attrice ed essersi rifiutata di chiederle scusa. Ma il portamento elegante, la dizione impeccabile e la voce cristallina, che le varrà il soprannome di “voix d’or”, fanno di lei un’attrice molto apprezzata da critici – che lodano la sua capacità di scomparire totalmente dietro al personaggio che interpreta – e dal pubblico, che accoglie con entusiasmo ogni sua performance. Sarah Bernhard è padrona di qualunque movimento del suo corpo, di qualsiasi espressione sul suo viso: questo fa di lei un’attrice unica.

Bernhardt fa parlare di sé anche per le sue numerose relazioni amorose e per la sua vita sentimentale libera e impetuosa. Vive diverse passioni, più o meno fugaci, con artisti, politici e generali; tra i suoi amanti si annoverano Gabriele d’Annunzio, Victor Hugo e il principe del Galles. Finché, quando ha trentotto anni, Sarah perde la testa per un giovane attore di origini greche, Aristides Damala, ed è lei a chiedergli di sposarla. I due vanno a vivere insieme, ma Aristides si rivela presto inquieto, quanto e più di Sarah, nonché dipendente dalla droga e giocatore d’azzardo. Grazie a Sarah, Aristides ottiene ruoli da protagonista in diversi spettacoli, sebbene sia un attore mediocre. La loro è una relazione burrascosa e altalenante, fatta di durissimi litigi, di abbandoni, separazioni e ritorni di fiamma, finché Sarah, stremata per altro da gravi problemi di salute, ottiene il divorzio.

Bernhardt si distingue anche per una filantropia e un attaccamento alla Francia non comuni quando nel 1870, dopo la guerra franco-prussiana, trasforma il proprio teatro in un ospizio per i feriti di guerra. Artista poliedrica, oltre al teatro si dedicò anche al cinema – nel 1900 gira il suo primo film, Le Duel d’Hamlet – e persino alla pittura e alla scultura. Per questo suo eclettismo subirà le critiche di chi vorrebbe che si dedicasse solo all’arte teatrale, ma Sarah non si lascerà scalfire e continuerà a portare avanti tutte le proprie passioni e inclinazioni: sarà anche impresaria e maestra di recitazione, senza mai smettere di calcare le scene. Intanto, la sua personalità fuori dagli schemi si traduce in abitudini anticonvenzionali anche nel quotidiano: si dice allevi in casa numerosi coccodrilli, leoni, scarabei e altri animali usualmente non domestici.

Dopo aver subito l’amputazione di una gamba, Sarah Bernhardt non si arrende e continua a recitare, portando avanti il suo proposito di “morire sul palcoscenico”. Durante la prima guerra mondiale, costretta su una portantina, si esibisce in capannoni militari e sale d’attesa degli ospedali, davanti a soldati che rimangono incantati dalle sue performance.

Nel 1923, all’età di 78, Sarah muore, dopo aver recitato da seduta nel suo ultimo film, La Voyante, uscito proprio nell’anno della sua scomparsa. Per lei, trascurata e ignorata quando era solo una bambina, il teatro è stato il luogo in cui ha potuto, finalmente, ricevere le attenzioni che le erano mancate. Lo sguardo degli spettatori su di sé, sulle sue performance, sui personaggi femminili e maschili che ha interpretato, per Sarah Bernhardt è stata la più grande benedizione, ma ha costituito anche una sorta di dipendenza, qualcosa a cui non ha potuto rinunciare nemmeno in punto di morte. Sarah Bernhardt ha vissuto dentro il teatro e questa sua passione totalizzante, insieme al suo straordinario talento, l’hanno resa una delle più grandi attrici di tutti i tempi.
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