Ancora un’estate – L’irresistibile tentazione della caduta
Sul desiderio e la sessualità si interroga Catherine Breillat, raccontando, nel suo ultimo film presentato in concorso a Cannes 2023, una relazione disturbante che sfida i valori morali della nostra società. Remake del danese Queen of Hearts, Ancora un’estate racconta la relazione sessuale e sentimentale che nasce tra Anne (Léa Drucker), avvocata di successo e mamma di due bambine, e Théo (Samuel Kircher), il figlio adolescente che il marito ha avuto dal primo matrimonio. Rifuggendo da qualunque lettura moralistica, Catherine Breillat riflette dunque sulla complessità delle relazioni umane, accogliendone appieno l’ambiguità.

Ciò che più interessa alla cineasta francese non è tanto il racconto realistico del triangolo amoroso che si crea tra Anne, il marito e il giovane Théo, quanto l’indagare attraverso questi tre personaggi la forza e la bellezza delle pulsioni umane, dal desiderio e dall’amore, al senso di colpa e all’istinto di conservazione. C’è qualcosa di pittorico nel modo in cui Breillat insiste sui primi piani dei protagonisti, specialmente nelle scene di sesso, mostrandoci, attraverso l’espressione del volto, le loro emozioni, colte nella forma più pura, priva del peso della vergogna che spesso la morale porta con sé.

La riflessione della cineasta francese sull’amore affronta anche il modo in cui oggi si vive il rapporto con la sessualità, mettendone in luce una progressiva chiusura e una crescente moralizzazione. In una scena del film, Anne racconta come gli anni Settanta siano stati caratterizzati dall’amore libero e dall’affrancamento dalle convenzioni borghesi, mentre la sua generazione ha vissuto gli anni dell’Aids e della paura, non permettendole di partecipare alla rivoluzione sessuale della generazione precedente.
Pur facendo parte a tutti gli effetti del mondo borghese dal quale idealmente si vorrebbe allontanare, Anne desidera una vita meno convenzionale, e l’intesa con Théo rappresenta proprio la sua occasione per rivivere un ultimo bagliore di giovinezza e riscoprirsi corpo amato e desiderato. Anne viene sedotta non tanto dall’acerbo casanova con cui si trova a condividere la casa e sempre più tempo, ma dall’impulso di lasciarsi andare; «le vertigini non sono sintomo della paura di cadere, ma della paura dell’irresistibile tentazione della caduta», confida al giovane amante in una scena del film.

Breillat insiste dunque sul contrasto tra un’amore libero e naturale, che scaturisce da impulsi primordiali, e il tentativo disciplinante delle pulsioni amorose e sessuali imposto dalla morale borghese. Il film sottolinea questa contrapposizione mostrando la contraddizione tra la vita pubblica di Anne, avvocata che si occupa di abusi sessuali sui minori, e la relazione intima di Anne, che si trasforma, agli occhi della società borghese, in una forma deprecabile di abuso.
Ancora un’estate assume dunque una posizione in controtendenza sui temi legati alla sessualità, all’abuso e al consenso, criticando sottilmente la morale borghese che cerca di controllare gli impulsi umani e di discriminare tra bene e male, senza abbracciare la complessità delle relazioni umane. Un punto di vista che mette ironicamente in luce la profonda ipocrisia della nostra società.
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