Terza lezione di giardinaggio per giardinieri planetari al Volta

Come dice Lorenza Zambon, per seguire la Terza lezione di giardinaggio per giardinieri planetari non vi serve aver seguito le prime due, anzi non vi serve neanche un giardino perché il giardino è il pianeta in cui viviamo. Se poi siete dei veri lavativi ed avete saltato anche la terza lezione non preoccupatevi, non tutto è perduto: siete ancora in tempo per diventare giardinieri planetari. Come? Be’, leggendo questo articolo. La prima cosa da sapere è che il giardinaggio planetario è una forma di giardinaggio pigro: il giardiniere planetario non taglia le erbacce, le semina e le coltiva.

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Dopo Antonio Catalano e Marco Baliani, lo scorso giovedì 13 dicembre il teatro Volta ha nuovamente ospitato un importante esponente di Casa degli Alfieri. Lorenza Zambon si definisce attrice-giardiniera ed è una dei pochi artisti in Italia che si occupa di teatro e natura, un percorso di ricerca che indaga il rapporto fra l’uomo e le piante, i giardini ed il paesaggio. Alfiere da oltre vent’anni, in questo spettacolo ci parla anche della sua Casa, dove si occupa, neanche a dirlo, della cura del giardino. C’è sempre una grande concretezza nelle immagini e nelle situazioni che l’attrice disegna a gesti e a parole, una materialità e una praticità che forse le derivano dal lavoro manuale, dall’orto, dalla vita di campagna. Una rusticitas nel senso di migliore del termine, da non intendere come grossolanità, ma come espressione di valori come la schiettezza e la sincerità. Lorenza Zambon è un’attrice dotata di una eccezionale abilità narrativa, capace di entusiasmare raccontando anche i fatti più umili e prosaici come la semina di un prato. Il merito è anche della drammaturgia, che possiede un’ insolita musicalità, come procedesse secondo un andamento ritmato da pause metriche e assonanze. Il discorso fluisce in maniera morbida e può trascinare lo spettatore in una sfilza di racconti, precetti di botanica, consigli pratici, riflessioni sul presente e ipotesi sul futuro del nostro pianeta. La “planetarietà” dell’attrice-giardiniera si manifesta proprio in questo, nel suo possedere uno sguardo che è in grado di spaziare da un luogo all’altro della Terra per cercare di legare insieme gli avvenimenti e le situazioni che possono raccontarci qualcosa di che cos’è oggi il nostro rapporto con le piante, i giardini e i paesaggi.

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Al centro questo viaggio c’è il seme, il nucleo della vita, “una perfetta navicella per navigare nel tempo e nello spazio”. E’ una navigazione ricca di esperienze diverse: si parte dalle chiesette romaniche del Monferrato, presso le quali crescono antichissimi fiori selvatici, passando poi per i ghiacciai della Siberia, dove nelle profondità della terra si trovano semi di piante ancora più antiche; più avanti ci si ferma nella Berlino distrutta dalle bombe della Seconda Guerra Mondiale, con le macerie invase da erbacce e fiori colorati, per poi ripartire alla volta delle Ghost Towns americane e giungere infine alle nostre città italiane di oggi, dove si pratica il Guerrilla Gardening.

Il senso che si coglie alla fine del viaggio è semplice. Terza lezione di giardinaggio per giardinieri planetari è un sincero invito a preservare la biodiversità ed un’esortazione, partendo dal proprio piccolo, con una manciata di terra e una bottiglia di plastica tagliata, a coltivare il pianeta.

 

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