Gli incubi e le angosce di Bergman: “L’ora del lupo”

La porta di una vecchia casa si schiude, una donna esce e si siede al tavolo davanti a noi. Rivolge il suo sguardo un po’ in camera e un po’ altrove verso ciò che la circonda, racconta del marito, dei motivi che li hanno spinti a trasferirsi in quella casa su un’isola fredda e sperduta, della nascita imminente del loro figlio, ma anche delle ansie e paure del compagno. Così si apre, con quella che è un po’ una confessione e un po’ una confidenza fatta parlando rigorosamente al passato, quello che è probabilmente il film più personale del genio svedese: un’isola disabitata e sferzata di giorno da un vento perpetuo che copre il silenzio, su di essa si sono rifugiati un artista tormentato e sua moglie, incinta del loro figlio .


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L’articolo è stato pubblicato il 25 maggio 2018 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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