Sconosciuti per una notte – Inno ai sentimenti e alle occasioni
Parigi è frenetica, come le metro che sfrecciano e le persone che si accapigliano per salire prima che le porte si chiudano. È da questa precisa consuetudine che prende il via Sconosciuti per una notte, seconda regia per il grande schermo di Alex Lutz (attore poliedrico, recentemente visto nello splendido Il quadro rubato di Pascal Bonitzer), un film che è un inno all’amore e alla sensibilità umana che sa concedersi nuove possibilità e fugaci attimi di spensieratezza. A due anni dalla presentazione nella sezione Un Certain Regard al Festival di Cannes, arriva in sala il 28 agosto con Wanted Cinema.
Una donna (Karin Viard) salendo sulla metro si scontra con un uomo (Alex Lutz) che si irrita e discute animatamente attirando l’attenzione degli altri passeggeri. I due scendono e finiscono a fare sesso all’interno di una cabina per le fototessere. Quando è il momento di separarsi, dopo dodici minuti totali di improbabile conoscenza, lui propone a lei di passare la serata e la notte insieme nell’anomala cornice di una Parigi svuotata e solitaria.

La chimica è scattata ancor prima che potessero rendersene conto, anche se nessuno dei due rispecchia il partner ideale dell’altro. Forse proprio questa incongruenza li porta a confrontarsi sui fondamenti dell’amore e delle relazioni di coppia. Non servono presentazioni formali (più tardi scopriremo chiamarsi Aymeric e Nathalie), l’uomo e la donna si esporranno e apriranno sempre di più nel fitto ed incessante dialogo che anima i loro spostamenti. Entrambi sposati ed innamorati dei coniugi, con figlie adolescenti che li aspettano a casa, dovrebbero adempiere i loro doveri, ed invece si trascinano reciprocamente in una serie di insolite esperienze urbane che passano dall’imbucarsi ad una festa di liceali, all’andare a trovare i colleghi della compagnia amatoriale in cui lei recita, fino al provare l’ebbrezza di frequentare un locale per scambisti. Lui e lei, sconosciuti lo diventano più e più volte: ad ogni occasione in cui sembrano avvicinarsi, il destino li riporta al punto di partenza. Vengono derubati dei vestiti e degli effetti personali, separati da una coppia che vorrebbe intrattenersi con loro, disturbati dall’irruzione di un cavallo in un parco frequentato da prostitute e coppiette. Aymeric e Nathalie devono separarsi, è una regola del gioco che hanno imbastito, eppure diventa sempre più difficile rispettarla, nonostante il loro non sia – ed è molto evidente – il classico innamoramento da commedia rosa: sono le fragilità, la sofferenza di ciò che vivono al di fuori di quella parentesi ad avvicinarli, a renderli complici di una silenziosa condivisione.

Alex Lutz, forte di una profonda conoscenza della letteratura e della cinematografia dei sentimenti, costruisce una storia dai caratteri classici che, però, non cade mai nella retorica. Forza gli argomenti dei personaggi, rendendoli irruentemente incisivi e persuasivi, così da portarli ad approfondire o a divagare, e dunque a manifestare i caratteri prevalenti dello loro personalità inafferrabili. Ciò che stupisce è la dissonanza tra la pienezza di dialoghi e gesti e la desolazione di uno sfondo cittadino freddo e vuoto, un contrasto che si spiega solo quando sono le ferite, ancora sanguinanti, a mostrarsi: “Il coraggio è continuare a sorridere”, rivela Nathalie al compagno d’avventura mentre dà voce a un cedimento riguardante ciò che non ha il coraggio di affrontare, e così si riparte a correre nel buio della notte, ridendo, proprio come Parigi ancora scossa dal terrore degli attentati, si svuota per poi tornare vivere di giorno, gremita di gente e di occasioni da afferrare al volo.
Sembra davvero essere una costante, un’esigenza impellente del cinema francese contemporaneo, quella di affrontare i propri traumi attraverso viaggi notturni in un mondo pronto a crollare quanto l’autocontrollo e la compostezza che individui fragili e provati devono tenere in pubblico. In Sconosciuti per una notte (Une nuit è il titolo originale), velato da una malinconia leggera ed impalpabile, però, si regge sulla vitalità di due personaggi che scelgono di mettersi alla prova, non per capriccio o per noia, ma per ritrovarsi e dare a loro stessi una seconda possibilità. Scelgono di fare insieme ciò che forse con il loro partner non farebbero, o non fanno più da tempo, nella speranza di riscoprire cosa li rende felici. È un filo sottile e precario quello che si instaura tra un uomo e una donna in una notte fuori dal comune, un filo che all’alba dovrà essere reciso, quando la verità verrà a galla, eppure per Alex Lutz, i suoi personaggi umanissimi e il suo romanticismo da antologia di alto livello (Dostoevskij, Marivaux, Lelouch) nulla è davvero mai perduto e la separazione, teatrale e rivelatoria, contiene la forza e il coraggio della risposta più sincera e difficile da accettare.
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