Sindrome Italia – Le cicatrici profonde e invisibili delle nostre badanti | Biografilm 2024
In un’Italia sempre più vecchia, caratterizzata da un calo delle nascite e da una crescente longevità, la gestione degli anziani diventa un problema sempre più pressante; ma se lo Stato è latitante, le famiglie italiane, ormai da tempo, ricorrono alle badanti. Spesso provenienti dai paesi dell’Est Europa, queste donne sono disposte ad accudire giorno e notte persone non autosufficienti o con disturbi invalidanti per garantire un futuro migliore alle famiglie che hanno dovuto lasciare a migliaia di chilometri di distanza. Pagate frequentemente in nero, le badanti svolgono un lavoro usurante che richiede un impegno costante e che permette ridotti momenti di svago, hanno pochi diritti e si ritrovano sole e isolate in un paese straniero di cui non parlano la lingua e per il quale sono praticamente invisibili. Ma chi sono queste donne che vivono accanto a noi, puliscono le nostre case e accudiscono i nostri anziani? Qual è la loro storia, quali i loro sogni e le loro paure? E soprattutto, qual è il costo umano e sociale che queste donne devono affrontare a causa di questo lavoro?

A questi interrogativi prova a dare risposta Sindrome Italia, il documentario diretto da Ettore Mengozzi, presentato in anteprima mondiale al Biografilm Festival, che racconta la storia di due donne rumene, Corina e Natalia. Natalia è mamma di tre bambini che è costretta a salutare per venire a lavorare in Italia come badante: qui si sfoga con la sua unica confidente, una compatriota che condivide con lei lo stesso destino, raccontando le difficoltà e i sacrifici che deve affrontare quotidianamente e la sofferenza provocata dalla prolungata lontananza dai figli. Corina, invece, è rientrata in Romania da alcuni anni ma ancora fa i conti con le profonde cicatrici che le ha lasciato il lavoro di cura in Italia: attacchi di panico, tristezza persistente, insonnia, allucinazioni e perdita di peso sono solo alcuni dei sintomi con cui deve ancora combattere. La sua condizione è ormai nota con il termine Sindrome italia, utilizzato per la prima volta nel 2005 da due psichiatri ucraini che riscontrarono sintomi simili in molte donne che avevano svolto il lavoro di badante proprio nel nostro Paese. Si tratta di un fenomeno medico-sociale che colpisce moltissime donne dell’Est Europa che, a causa delle difficili condizioni di lavoro, del carico emotivo che comporta il prendersi cura di un anziano o di un invalido, dell’isolamento sociale e della lontananza dai propri cari, soffrono di un insieme di malattie invalidanti che, nei casi più gravi, può portare anche al suicidio.

Con uno sguardo intimo e delicato, Ettore Mengozzi segue la vita di queste due donne intrecciando le loro vicende e soffermandosi su aspetti diversi dello stesso fenomeno: da una parte seguiamo il lento e faticoso percorso di ripresa di Corina, che ha sacrificato il proprio benessere per badare agli altri e ora, tornata a casa, si ritrova smarrita e sola, poiché la vita che ha lasciato è andata avanti senza di lei; la storia di Natalia si concentra invece sul suo rapporto con i figli, mostrandoci le vittime collaterali della Sindrome italia, i cosiddetti white orphans, i bambini delle badanti che cresceranno lontani dalle loro madri.
Se, come dichiarano i titoli di coda, le badanti in italia nel 2024 sono 1.85 milioni e si stima che il 34% di loro soffra o abbia sofferto di disturbi psicologici, questo documentario ha l’indubbio merito di dare un volto e una voce a queste donne immigrate, vittime silenziose e colpevolmente ignorate di una Sindrome che porta il nostro nome e che, quindi, ci chiama in causa tutti.
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