La Storia – Il romanzo dello scandalo | Biografilm 2024
Anno di celebrazioni per il romanzo che, a detta di alcuni, resta lo scritto più importante del Novecento. Dopo la nuova trasposizione televisiva diretta da Francesca Archibugi, si torna a parlare de La Storia di Elsa Morante, attraverso un documentario che ripercorre i momenti salienti della sua storia editoriale, soffermandosi soprattutto sull’acceso dibattito critico che riempì le pagine dei quotidiani nazionali dopo l’uscita del romanzo. La Storia – Il romanzo dello scandalo di Silvia Luzi viene presentato in anteprima nazionale al Biografilm Festival, prima di approdare sui Rai5 il 17 giugno, un’occasione importante per riflettere sui tempi e sui punti di vista di una società nel pieno del cambiamento, sul fermento culturale di un’epoca ormai tramontata.
Per parlare del più celebre romanzo di Morante bisogna fare un salto all’indietro, negli anni della guerra, quelli che la scrittrice trascorse con il marito, Alberto Moravia, a Fondi: un’esperienza che la formò e che rimase impressa nella sua mente come qualcosa che sarebbe potuto tornare utile. Attraverso il percorso artistico e privato di Morante, raccontato da testimonianze e filmati di repertorio, si giunge agli anni della stesura del romanzo: un’opera per tutti, che avrebbe dovuto raccontare all’Italia intera la guerra attraverso gli occhi di chi non l’aveva cercata e tanto meno appoggiata. Luzi, conoscendo a pieno il valore del connubio di parole e immagini, sovrappone la lettura delle pagine più importanti e drammatiche del romanzo – lo stupro di Ida, il bombardamento su San Lorenzo, e la morte di Useppe – alle medesime scene tratte dalla trasposizione televisiva di Comencini dove Ida Ramundo ha il volto di Claudia Cardinale. Da esse scaturisce la forza del documentario, con il principale scopo di far arrivare al pubblico la bellezza e l’eleganza dello stile di Morante, universale e diretto, quello stile che suscitò scalpore e divise la critica, mentre i lettori subissavano i quotidiani con messaggi e lettere in difesa dell’opera.
Attraverso l’aiuto di Marino Sinibaldi e del critico francese René de Ceccatty si entra nel vivo della querelle, analizzando la biografia di Elsa Morante, le sue scelte – da quella di non apparire pubblicamente, all’obbligo della pubblicazione de La Storia in edizione economica – e incrociandole con il fermento politico e culturale degli anni che seguono il Sessantotto e conducono a quelli di Piombo. Vengono chiamati in causa Moravia, Pasolini, Garboli e Rossanda, oltre alle loro critiche spietate e definizioni sterili che alimentarono un dialogo continuo, prova del fermento culturale degli anni Settanta. Rapida e incisiva, con un montaggio che coinvolge lo spettatore bombardandolo di informazioni che lo aiutano a diventare lui stesso centro di un nuovo dibattito, a cinquant’anni di distanza. Se i lettori, forti e meno forti, del ’74 acquistavano il romanzo di Morante per il bassissimo prezzo, sole 2.000 lire, ci si chiede che riscontro e che risonanza avrebbe oggi un simile caso editoriale. Una donna, libera indipendente e separata dal marito che offuscava il suo astro, la quale immortala l’Italia che non aveva avuto voce in capitolo, poteva essere accettata? Tra le ipotesi vagliate dagli intervistati, affiora, in risposta, anche quella di un forte pregiudizio di genere che si è abbattuto su Morante in quanto donna forte e risoluta.
Luzi rallenta sul finale, in maniera quasi crepuscolare lascia che siano le ultime righe del romanzo a parlare mentre i volti di Ida e quello di Elsa si alternano, sospinti verso un destino comune: sole in una struttura che non lasceranno più, dove la morte si attende senza paura poiché la vita ha regalato e tolto loro tutto ciò che poteva. Come Morante prova umana compassione per “i cattivi” del suo romanzo, a partire da Gunther, lo stupratore tedesco, lo spettatore è invitato ad accogliere le inquietudini e gli squilibri di una scrittrice che la vita rese aspra e spigolosa ma che ai lettore ha consegnato la più potente e efficace chiave di lettura della guerra, insegnando a guardare attraverso gli occhi degli ultimi: umili, donne, bambini, malati.
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