Stanlio e Ollio: retroscene

1937: il duo comico Stanlio e Ollio è all’apice del successo, critica e pubblico concordano sulla loro bravura e il legame d’amicizia tra i due non potrebbe essere migliore. Ma Stan, noto provocatore, non è soddisfatto del compenso economico dei suoi film, o meglio, proprio a causa dell’enorme successo al quale anche lui ha contribuito, vorrebbe che Hal Roach (un inaspettato Danny Houston) li pagasse di più, minacciando di recidere il loro contratto a favore di un’altra casa cinematografica. Non dello stesso avviso è Oliver Hardy, più conciliatore, che si limita a chiedere una rinegoziazione del loro contratto. Ma la vita, diciamo così, libertina e dissoluta dei due attori (le donne per Stan e i cavalli per Oliver) non sono una buona base contrattuale e così dopo vicende alterne il duo si separa per poi riunirsi dopo la guerra, sedici anni dopo, in vista di una nuova tournée in giro per il Regno Unito.

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Non sappiamo se si può parlare di “chimica” tra Coogan e Reilly. Sicuramente c’è una sintonia rara tanto fisica quanto dialogica. Ammesso ovviamente che una non includa l’altra.

Basato sul libro di A. J. Mariot Laurel and Hardy: The British Tours del 1993, il film Stanlio e Ollio di Jon S. Baird è uno spaccato squisitamente introspettivo e delicato sulla vita di due icone della comicità divenute leggende del cinema. Ma la loro “leggenda”, se così vogliamo dire, è molto meno roboante e fragorosa di quelle di molti altri colleghi hollywoodiani e romanzare eccessivamente delle vite di fatto tranquille sarebbe stato un rischio troppo grande oltre che un’ingiustizia. Per questo la sceneggiatura di Jeff Pope, che in questo film si fa sentire molto più della regia saggiamente manualistica, è molto attenta ad “avvicinarsi” ai due protagonisti con lo scopo di prenderli e riprenderli da vicino, persino nell’intimità progettuale, senza mai scadere nella celebrazione biografica o nella spettacolarizzazione dello scandalo fine a sé stessa. Se è la risata ciò che accompagna ogni film di Stanlio e Ollio, è il sorriso la costante del film di Stanlio e Ollio.

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Dai costumi alle scenografie, la scelta della produzione è chiara. Non si tratta di essere storicamente accurati bensì storicamente credibili. E tutto va a vantaggio della narrazione, mai troppo leziosa nel voler ricostruire gli anni ’50 ma solo riproporli.

Non si può parlare del film senza fermarsi un attimo a riflettere sulle interpretazioni semplicemente magistrali dei due protagonisti, Steve Coogan nel ruolo di Stan Laurel e John C. Reilly in quello di Oliver Hardy. Il lavoro di trucco (specialmente per il secondo) si adatta perfettamente all’espressività e fisicità dei due protagonisti compiendo un lavoro di restaurazione caratteriale che ritengo non sia esagerato affermare abbia pochi precedenti nella storia del cinema. In particolare, Reilly ha compiuto uno studio non solo sul corpo ma sulla spazialità del corpo di Hardy, restituendoci una persona prima ancora che un personaggio con tutti i problemi e limiti legati al proprio peso. Nel raccontare la storia dei due comici, il film non perde mai occasione di esplorare il confine tra vita privata e palcoscenico, tra camera da letto e camera da presa, mostrandoci quanto spesso quel confine fosse labile proprio a causa di quella amicizia profonda e qualche volta anche un po’ turbolenta che legava i due attori.

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Specialmete verso la fine John C. Reilly è commovente nella sua interpretazione. Raramente si assiste a un lavoro attoriale di questo tipo che è anche un atto di amore.

Ne risulta quindi una storia dove anche il contorno tra scene e retroscene è saggiamente sfumato, dove scopriamo che la vita intima dei due attori non era troppo slegata da quella dei loro personaggi e film come I fanciulli del west (James W. Horne, 1937) altro non sono che retroscene appunto della loro vita artistica e privata. Il grande svelamento di Stanlio e Ollio consiste proprio in questo quindi: raccontare due vite cinematografiche strettamente intrecciate con quelle personali. Nella continua opera di svelamento, una menzione speciale va fatta alle “mogli” dei protagonisti: Shirley Henderson (esatto, la “Mirtilla Malcontenta” di Harry Potter) che interpreta una sublime Lucille Hardy e Nina Arianda, una superba Ida Kitaeva Laurel. Se Stan e Oliver sono il cuore del film, Lucille e Nina quasi più con la loro assenza che non con la loro presenza sono l’anima della storia, il vero motore di molti eventi descritti nella storia.

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Se alla fine del film non amate le consorti Laurel & Hardy, probabilmente avete visto un altro film.

 

I pochi ma sensibili difetti presenti sono quasi tutti riconducibili al montaggio: complice forse anche una sceneggiatura ben scritta ma non particolarmente accattivante (ma non gliene vogliamo agli autori, è una scelta appunto voluta e consapevole), il film fatica nei passaggi più concitati, comunque pochi come le crisi d’amicizia dei due attori, e a meno che non abbiate un legame affettivo molto profondo con queste due icone della comicità, non è affatto scontato essere in empatia con alcuni momenti, anche toccanti, del film.

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Il litigio a teatro, forse il momento più importante della storia, non rende giustizia alla tensione che c’era tra i due. Ma la battuta finale della scena vale l’intero film.

Ma se anche voi siete debitori al duo comico di qualche sana risata, Stanlio e Ollio vi restituirà un’immagine dei due attori allo stesso tempo inedita e familiare.

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