Roy Andersson e il cinema come poesia lieve

Si chiama Trilogia sull’essere un essere umano il progetto quasi quindicennale del regista svedese che gli è valso, fra i tanti premi, un Leone d’Oro per il miglior film a Venezia e il premio della giuria a Cannes. Cominciato nel 2000 con Canti dal secondo piano, prosegue nel 2007 con You, the Living e si corona nel 2014 con Un piccione seduto su un ramo riflette sull’esistenza.

Tre film, nessuna continuità, nessuna trama: decine di attori non professionisti si alternano in lunghissimi e statici piani sequenza senza apparenti legami logici. Le scene di Andersson sono spettacoli teatrali dall’ironia disincantata e lieve. Fanno da palco interni scoloriti e freddi, strade bizzarramente popolate, mezzi di trasporto affollati, uffici illuminati a neon in cui i personaggi raccontano una quotidianità delicatamente straniata con lo sguardo fisso verso l’obiettivo.

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L’articolo è stato pubblicato il 23 maggio 2017 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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