FOG Vol. 2: in Triennale Milano tornano le Performing Arts

FOG Triennale Milano Performing Arts nel 2020 chiude il primo triennio. Il vol. 2 ospiterà a partire dal 6 ottobre al 20 dicembre ben 10 prime assolute, 10 prime nazionali, 5 produzioni e 11 coproduzioni: numeri importanti che confermano il carattere internazionale del festival, contemporaneamente impegnato nello scouting dei talenti nazionali emergenti.

Sopravvissuto all’improvviso annullamento imposto dal Covid-19, il festival Triennale Milano torna arricchito dall’esperienza di immobilità costretta che il paese, e il mondo intero, hanno sperimentato. Rispetto alla riscoperta incertezza del tempo che viviamo, si intensifica la responsabilità del teatro di riallacciare la relazione con il pubblico, tornando ad abitare uno spazio condiviso e deputato all’incontro. La direzione artistica di Umberto Angelini è ancora una volta chiara nei suoi intenti e svela l’urgenza di ridare ai corpi la loro centralità, dopo la paura che li ha avvolti e ne ha impedito l’espressione più vitale.

FOG Triennale Milano Performing Arts
L’abitudine è una cosa meravigliosa ci ricorda FOG Triennale Milano Performing Arts, che riparte ma non dimentica: abitudinarie le nostre giornate in casa, un’abitudine andare a teatro, e perché no, toccarci.  Il festival dedicato alla live art, pur riprendendo alcuni degli appuntamenti del vol. 1, rimodula il calendario di eventi e performance; i fili della proposta di avviluppano e si espandono per accogliere il tessuto urbano, integrando il palinsesto con un denso programma formativo di workshop e laboratori.

FOG Triennale Milano Performing Arts 2

Con un occhio alla salute pubblica e un altro alla socialità, la proposta di FOG Vol.2 Triennale Milano si focalizza sulle risorse nostrale mantenendo parzialmente intatto lo sguardo internazionale: in totale, 17 appuntamenti, 13 spettacoli (tra cui 5 prime assolute), produzioni e coproduzioni per un totale di 43 repliche complessive. Rimangono come da programma la Lectio Magistralis di Stefan Kaegi, membro fondatore del pluripremiato collettivo RiminiProtokoll, e la proiezione del film di Éric Minh Cuong Castaing, L’Âge d’or, scelta che si rivela particolarmente propizia perché stimola la riflessione sulle modalità relazionali ai tempi della rivoluzione digitale. Ripresa dal vol. 1 l’attenzione alla relazione uomo-macchina, al centro del progetto curato da Ariella Vidach che coinvolge Andrea Giomi, Martina Zena e Francesco Luzzana in un’installazione performativa dal titolo Frequencies of gesture.

I corpi danzano anche, con Marco D’Agostin (Premio Ubu 2018 come “miglior performer under 35”) che omaggia la campionessa di sci Stefania Belmondo, Annamaria Ajmone con NO RAMA e Barokthegreat e la sua musica elettronica in GHOST We are the idiots. Contemplata anche la musica dal vivo nei casi di Gancio Cielo di Francesco Cavaliere, e Il primo moto dell’immobile di Sebastiano d’Ayala Valva.

FOG Vol.2 Triennale Milano mostra la consueta attenzione per le questioni salienti che accendono il dibattito contemporaneo. Dalla società alla politica, dal genere alla giustizia inter-generazionale: si riflette ancora sulla commistione tra pubblico e privato e sui meccanismi di partecipazione democratica. Con Come Out! Stonewall Revolution di Margherita Mauro e Michele Rho, apprendiamo che lo Stonewall Inn ha accolto il momento fondativo del movimento globale LGBTQI+. La lotta in difesa della propria identità è anche quella contro la mascolinità aggressiva della figura paterna: Chi ha ucciso mio padre è il testo del giovanissimo autore francese Édouard Louis scelto dal duo Deflorian/Tagliarini.
Sperimentano con la dromoscopia Luigi De Angelis, Michele di Stefano, Lorenzo Gleijeses, per osservare quanto tumultuosi possono essere i cambiamenti nelle nostre culture; protagonisti invece tutti gli abitanti della Terra e i loro messaggi in KEO di Elena Sgarbossa.
Ad arricchire il calendario, le arti plastiche degli svizzeri Trickster-p, una collaborazione con il National Theatre of Scotland e The Night Writer. Giornale Notturno, spettacolo del Premio Ubu 2019 Jan Fabre.

Curata anche la ricezione pubblica dell’offerta, con le masterclass, i laboratori e gli incontri di EXTRA: il public program prevede attività complementari per la discussione condivisa del programma e l’avvicinamento dello spettatore agli artisti e alle pratiche teatrali. Nella stessa ottica di massima accessibilità e fruizione, gli spettacoli verranno sovratitolati in inglese e in italiano per non udenti. Abbonamenti e biglietti sono già disponibili dal 14 settembre, mentre tutte le info si possono reperire sul sito di Triennale.

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