Toujours present en nous – La surreale purezza di Lindsay Kemp

Quando un attore e ballerino rivoluzionario lavora con artisti di grande talento, nasce Toujours present en nous: si tratta di Lindsay Kemp e del collettivo artistico King’s Magicians, incontratisi a Livorno grazie a Daniela Maccari, membro della Lindsay Kemp Company, e al fotografo Maurizio Maltoni.

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Uno sguardo ai materiali ed è subito amore: Lindsay partecipa al progetto di un cortometraggio destinato a diventare il suo testamento spirituale, l’ultimissima performance, da lui stesso considerata tra le più intense e riuscite della sua parentesi cinematografica. Un lavoro sperimentale di matrice surrealista (secondo i principi ispiratori del collettivo) che inizia nel 2016 e si conclude pochi giorni prima della scomparsa del protagonista, avvenuta proprio a Livorno, nell’agosto del 2018. Malleato sulla composizione per flauto solo di Jacopo Aliboni, il corto si propone di rappresentare, in una climax di note e immagini, un’idea fissa che si insinua nella mente causando uno sconvolgimento emotivo. Non vi è nessuna direttiva esplicita da parte della regia, anche se Lindsay sa bene cosa fare: scavare in profondità nel suo intimo per portare in scena la sua idea della morte. E con questo pensiero, a Villa Saletta, l’artista “danzerà” libero sulla scena, regalandoci, a detta del regista Simone A. Tognarelli, “frammenti della sua anima”.

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A ritmo dell’angosciante melodia interpretata da Livia Schweizer, avvolto da un paesaggio desolante, Lindsay esprime con ineffabile espressività l’inquietudine indefinita per una sensazione altrettanto indistinta, inafferrabile, ma sempre presente (toujours present), talmente penetrante da riempire le tre dimensioni dello spazio e portare con sé l’idea dell’estensione solida: riesce quasi a vederla, in lontananza, anche se non può identificarla a causa della sua natura sfuggente.

In un crescendo di tensione e senso d’attesa, cui contribuisce l’effetto sfocato come “soggettiva interiore”, si esprime quel surrealismo che, insieme al bianco e nero, ai primissimi piani, ai particolari degli occhi e al muro di sfondo, ha spinto la critica del Diametrale Experimental Film Festival ad accostare il corto del collettivo King’s Magicians a Film di Samuel Beckett. In entrambi i cortometraggi, l’attore protagonista si trova ad interpretare un personaggio del tutto nuovo e innovativo rispetto al proprio percorso artistico.

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Sul finale, quell’immagine fuori fuoco diventa improvvisamente definita, e l’atmosfera sospesa è infranta da un’apparizione che potrebbe prestarsi ad essere interpretata come una porta socchiusa tra la vita e la morte. L’angoscia è superata e, spogliatosi completamente degli abiti di scena, l’artista mette a nudo la propria interiorità: disarmati, siamo spettatori di una spontaneità e di un candore mozzafiato, senili e infantili allo stesso tempo, come se la morte non fosse altro che un ritorno alle origini, una rinascita. Sulle note di The Laziest Gal in Town, Lindsay, immerso in una vasca da bagno, danza sull’estremo palcoscenico nelle vesti di sé stesso.

Così si conclude la carriera di un personaggio fuori dal comune, che ha lasciato il segno non solo nel mondo della danza e del teatro, ma anche della musica (fu mentore, tra gli altri, di David Bowie e Kate Bush): al collettivo artistico King’s Magicians, che prossimamente curerà una retrospettiva sul cinema surreale e sperimentale di Lindsay Kemp, l’onere e l’onore di racchiudere in un’unica perla finale tutta la purezza di un artista senza pari, degno di essere conosciuto più a fondo dal grande pubblico.


Directed by: Simone A. Tognarelli

 Writing credits: Jacopo Aliboni, Simone A. Tognarelli

Cast: Lindsay Kemp

Music by: Jacopo Aliboni

Cinematography by: Maurizio Maltoni

Film editing by: Simone A. Tognarelli

Other crew: Daniela Maccari (choreographer), Livia Schweizer (assistant: music)


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Crediti per le foto: Maurizio Maltoni

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