#PFF18 • Silent Campine

Per quest’edizione Birdmen è media-partner del Pentedattilo Film Festival, il festival internazionale di cortometraggi che si svolge a Pentedattilo (Reggio Calabria) dal 31 al 4 novembre. Qui le nostre recensioni in anteprima.
Una selezione di sei elementi della redazione comporrà la giuria per la sezione Thriller.


Campine, post prima guerra mondiale. Juul e suo padre, violento e alcolizzato, vanno a caccia per la sussistenza della famiglia, composta da loro due e dalla madre in fin di vita. Quello che apparentemente sembra un lento rito di controllo e d’iniziazione, però, si trasformerà un giorno in una tragedia virile ed assurda, complice il cattivo sangue che corre tra il padre di Juul ed il loro vicino.

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Nonostante la storia narrata sia molto elementare e semplice, quasi simbolica, il cortometraggio del belga Steffen Geypens, che firma anche la sceneggiatura, colpisce da subito sotto ogni punto di vista: la regia è raffinata e curata al dettaglio, anche attraverso un lavoro sugli attori notevole – in particolar modo per quanto riguarda il piccolo Juud, interpretato in maniera più che convincente. Allo stesso modo, di pari passo, si muovono la sceneggiatura e la fotografia, le quali attraverso pennellate morbide ma precise arrivano a trasmettere un costante senso di inquietudine e di empatia con il protagonista.

La forza espressiva del film si manifesta pienamente nelle continue ellissi, giocate sia sul piano narrativo sia su quello visivo, che attraverso una sottile allusività evidenziano la tragicità della vicenda alimentando una tensione alternata tipica del genere. Proprio questa tensione si specchia nel gioco di chiaroscuri e di inquadrature: campi lunghi e primi piani, esterni assolati e interni oscuri consentono alla regia di esprimere al massimo delle proprie potenzialità una poetica filmica prepotentemente autoriale.

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La lunga scena d’interno, apice tragico della vicenda, racchiude perfettamente in sé tutte le caratteristiche sopra citate, imponendosi come nucleo effettivo del corto: l’apparente calma iniziale è smorzata dalla presenza dei personaggi in contrapposizione tra loro e vede l’effettiva rottura quando il padre costringe il figlio a bere. Da qui in poi, lentamente, prende piede una climax di sguardi, poche parole e morte. È la luce che, dopo aver accompagnato per tutto il tempo il protagonista negli esterni, qui si cela e nasconde, concedendosi in pochi punti caratterizzanti il quadro, ricordando per certi versi opere caravaggesche o, volendo assecondare i personaggi in scena, il Van Gogh del periodo olandese.

I temi che Silent Campine affronta e la maestria non solo tecnica nel trattarli fanno del film un prodotto efficace ed artisticamente molto rilevante, che giustifica pienamente i tre premi e le quindici nomination già ottenute a livello internazionale.


With this edition Birdmen is media-partner of Pentedattilo Film Festival, the international short movie festival held in Pentedattilo (Reggio Calabria) from Oct. 31st to Nov. 4th. Here is the preview of our reviews.
Six of our editors will form the jury of the Thriller section.

Campine, post-World War I. Juul and his violent, alcoholic dad are hunting to provide themselves and Juul’s dying mother with some food. What looks like an initiation ritual will soon change into an absurd tragedy because of the bad blood between Juul’s father and one neighbor.

Despite the story being simple, almost symbolic, Geypens’ short, for which the Belgian director also wrote the script, is surely impressive from every point of view: the directing is highly refined and focused on the actors, in particular on young Juul, whose interpretation is more than convincing. At the same time, photography and script work together to convey an ever-present feeling of restlessness and sympathy for the protagonist.

The expressive strength of the movie shows through continuous ellipses, both visual and narrative, which with their allusiveness highlight the tragic nature of the story. The tension hence deriving is mirrored in the chiaroscuro and in the shots: long shots vs close ups, sunny outdoor scenes vs dark indoor ones. These features allow the director to fully express his filmic poetics.

The long indoor scene, which represents the acme of the tragedy, encloses all the features quoted above, thus becoming the real core of the film: the apparent calmness of the characters is denied by their being in contrast with each other and when Juul’s father forces him to drink we reach the actual breaking point. A climax of looks, few words and death follows. Light, which has been a companion to the protagonist in the outdoor scenes, is now hiding, focusing on a few, important spots, reminiscent of a Caravaggio or early Van Gogh’s work.

The themes and the expertise with which they are handled make Silent Campine a valid work of art, fully deserving of the three awards and fifteen nominations it has already received.

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