Un fastoso Cyrano de Bergerac inaugura la centesima stagione al Teatro Eliseo

Luca Barbareschi torna a teatro, e lo fa in grande stile. Per celebrare il centenario del Teatro Eliseo di Roma, del quale è anche direttore artistico, l’attore ha infatti deciso di tornare a solcare le tavole di legno dello storico palco romano da protagonista, attraverso un Cyrano de Bergerac fastoso, potente e decisamente appariscente.

La pièce scritta da Edmond Rostand, pubblicata e rappresentata nel 1897, è considerata un classico del teatro mondiale, complice l’immenso successo raccolto fin da subito, dovuto anche ai temi universali che tocca con leggerezza mai banale, temi quali l’amicizia e l’amore, la potenza delle parole e delle arti, il coraggio, l’insensatezza della guerra.

La produzione del teatro romano, con Luca Barbareschi nei panni di Cyrano, circondato da una coralità di personaggi che vedono in Linda Gennari, Duilio Paciello, Thomas Trabacchi, Duccio Camerini e Massimo De Lorenzo i principali co-protagonisti – coadiuvati dagli allievi e dalle allieve del corso di Recitazione della Scuola d’Arte Cinematografica Gian Maria Volonté – porta la firma alla regia e all’adattamento di Nicoletta Robello Bracciforti, le scene di Matteo Soltanto, le luci di Pietro Sperduti e le musiche di Arturo Annechino. Fondamentale specificare tutti i reparti, perché proprio da questi parte la potenza esplosiva dello spettacolo, che colpisce fin da subito per la maestosità delle scenografie e dei costumi, nonché per il ritmo serratissimo e mai interrotto del folto gruppo di attori, preparati in maniera eccellente – nei due mesi precedenti la prima nazionale di ieri sera – dal collaboratore ai movimenti di scena Alberto Bellandi e dalla vocal coach Elisabetta Mazzullo. Se non convincono sempre appieno le scelte musicali e luminose – nello specifico quelle un poco incoerenti dei cambi scena – l’attenzione dello spettatore è tuttavia completamente rapita dai continui movimenti scenici del cast, che riesce anche nel difficile intento di trasmettere il lungo testo rimato in maniera fortemente espressiva, mai mnemonica, efficace.

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Spicca l’interpretazione di uno smagliante Luca Barbareschi, sia per talento che per scelta registico-testuale: proprio la regia non risulta sempre completamente chiara, lasciando saltuariamente all’interpretazione da parte dello spettatore scelte di ambigua ambientazione storica o di minore caratterizzazione di alcuni personaggi in favore del protagonista, il quale gestisce pienamente lo spettacolo finanche dal palco.

Arguta ed allo stesso tempo significativa la scelta del testo per i festeggiamenti del teatro romano: le parole ed il potere che esse hanno di tenere in vita la speranza dell’amore in tutti e tre gli elementi del triangolo amoroso della vicenda sono, in fin dei conti, più forti persino della leggendaria fama da spadaccino di Cyrano, persino più forti dell’assurda guerra che inserisce in modo immodificabile la tragedia nella commedia che era in atto; allo stesso modo, il Cyrano di Barbareschi sembra lanciare un messaggio netto e definito all’ambiente teatrale italiano: le parole possono ancora cambiare le coscienze, possono ancora essere veicolo di nobili sentimenti e, non da ultimo, possono ancora intrattenere e far riflettere chi, nonostante tutto, a teatro continua ad andare.

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