#PFF18 • Get Up, Kinshasa!

Per quest’edizione Birdmen è media-partner del Pentedattilo Film Festival, il festival internazionale di cortometraggi che si svolge a Pentedattilo (Reggio Calabria) dal 31 al 4 novembre. Qui le nostre recensioni in anteprima.
Una selezione di sei elementi della redazione comporrà la giuria per la sezione Thriller.


A Kinshasa inizia un nuovo giorno. Samuel, un ragazzino congolese di 10 anni, attraversa la città per recarsi a scuola. Le strade non sono che un caotico mercato all’aperto, dove ognuno offre un prodotto da vendere, con la speranza di guadagnare qualcosa: pane, uova, giornali, scarpe e vestiti di ogni genere. Tutto può essere venduto, affittato o scambiato per un servizio, anche il più improbabile. Il denaro passa da una tasca all’altra e ad ogni passaggio c’è chi ne trae beneficio. Questa intraprendenza, che sin dai titoli di testa si configura come la vera protagonista del film, è riassumibile nella massima relativa all’articolo 15 della costituzione congolese: articolo di fatto mancante che viene quindi liberamente interpretato dai cittadini di Kinshasa come un invito ad arrangiarsi, con qualsiasi mezzo a disposizione. Anche la colonna sonora, composta con strumenti improvvisati dal gruppo Kinphonik, sottolinea con il proprio ritmo incalzante la creatività confusionaria che pervade la città e i suoi abitanti, traducendo in musica l’allegro spirito d’iniziativa elogiato dal filmato.

I guai del protagonista iniziano nel momento in cui gli viene impedito di entrare a scuola, a causa della sue scarpe logore e bucate, non in linea con l’uniforme scolastica. La ricerca dei soldi necessari per potersene comprare di nuove diventa quindi il motore di tutta la narrazione. Improvvisandosi venditore di dentifrici, entrando in affari sia con commercianti cinesi che con i propri compagni di scuola, e incarnando perciò quell’articolo 15 che fa da sfondo alla vita congolese, Samuel riesce infine a racimolare i 15 dollari indispensabili al suo acquisto, in un parallelismo numerico che non sembra lasciato al caso.

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Get up, Kinshasa! è perciò un omaggio che il regista, Sébastien Maitre, ha voluto fare agli abitanti del continente africano, dopo avervi vissuto per diversi anni. La sua preoccupazione è quella di restituire allo spettatore un’immagine diversa, positiva ed energica del popolo congolese, qui assunto a simbolo di un’ingegnosità che la cultura occidentale è spesso lontana dall’immaginare. In parallelo a questo cortometraggio, il regista ha realizzato una serie di brevi documentari indipendenti, Les Petits Métiers de Kinshasa, e un fumetto, intitolato M’bote Kinshasa! e affidato alla matita di un noto vignettista congolese. Dopo una dozzina di premi vinti in Francia e in tutto il mondo, a cui ha fatto seguito la nomination ai Césars 2018, il regista afferma di non volersi fermare e di essere in procinto di scrivere un lungometraggio. Il suo intento è quello di produrre un lavoro a tutto tondo, che scavalchi i confini dell’immaginario cinematografico e abbracci la multimedialità.

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Nel corto, così come nel fumetto, grande importanza è affidata al colore: la fotografia di Rèmi Mazet contribuisce a catturare l’atmosfera del paese, sottolineandone l’eterogeneità anche a livello cromatico: vestiti, edifici e insegne commerciali risultano infatti iper-saturati, e il contrasto è spesso evidenziato dall’accostamento di colori complementari. Allo stesso modo, la lingua parlata dai personaggi è una miscela di francese ed espressioni tipicamente congolesi, che ben si prestano a rendere il tono generalmente umoristico della storia. Le situazioni rappresentate, infatti, presentano tutte un risvolto comico, che riesce a stemperare e alleggerire un universo pieno di difficoltà, in cui imbrogli e contrattazioni sono all’ordine del giorno. Scena dopo scena, chi guarda si lascia pervadere da un ottimismo senza limiti, di cui, oltre al giovane protagonista, si fa portavoce lo stesso regista.


With this edition Birdmen is media-partner of Pentedattilo Film Festival, the international short movie festival held in Pentedattilo (Reggio Calabria) from Oct. 31st to Nov. 4th. Here is the preview of our reviews.
Six of our editors will form the jury of the Thriller section.                   


It’s a new day in Kinshasa, Samuel, a 10 years old boy from Congo is walking through the streets of the city, headed for school. Kinshasa’s streets are nothing but a chaotic open market where everyone sells something trying to make money out of it: bread, eggs, journals, shoes and clothes of every kind. Everything can be sold, traded o borrowed for some service. This resourcefulness is the real main character of the movie and embodies the 15th article of the Congolese constitution: a missing article that reads “make up for it, you’re on your own” to every Kinshasan mind. Even the soundtrack, composed by the group Kinphonik with some thrown together musical instruments, highlight this inventiveness with a pace up rhythm that permeate the city and its inhabitant, translating in music the impetus of the Kinshasan praised by the movie. Samuel’s adventure start because of his worn-out shoes, too many holes to be compliant with the school’s uniform. The quest to find the money is the focal point of the narration. Samuel starts selling toothpaste, going into business with some Chinese merchant and with his classmates, becoming that 15th article, the backdrop of the Congolese life. Samuel finally get his 15 dollars, an analogy dearly linked to the article.

Get up, Kinshasa! is a tribute from Sébastien Maitre (director) to the African people. He tries to feed back a different image of the Congolese people, something positive, energic. Something that the western culture is not familiar with. Other than this short film the director realised an independent documentary series, Les Petits Métiers de Kinshasa, and a comic-book: M’bot Kinshasa! Drown by a famous Congolese cartoonist, Kash. After winning prizes in France and all over the world and after being nominated at the Césars 2018, the director doesn’t want to stop, he states that he is about to write a long film. He is trying to write an all-around work that exceed the cinematographic world and goes into the multimedia.

In the short film, as well as in the comic book, colour has a big influence: the director of photography Rémi Mazet is also helping by catching the city atmosphere, underlining the chromatic variety: clothes, buildings and store signs are oversaturated, and the contrast is stressed by the juxtaposition of complementary colours. Even the language is a mixture of french and congolese dialect helping the humour of the story: every situation has a comic relief that helps in a place riddled with difficulties, where cheating and bargaining is an every day situation. Scene after scene the audience is filled with limitless optimism of which the director and the protagonist are spokeperson.                  


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