Inferno non è un Paradiso

Accidia.

È questo il vizio capitale in cui si incappa durante la visione di InfernoRon Howard riesce a intessere una tela di noia interminabile, confermando, nella sua recente carriera, la parabola discendente iniziata già con Heart of the sea (2015). Quest’ultimo e Inferno hanno molti difetti in comune. Per esempio puntano entrambi sulla fotografia, la scenografia e la meraviglia visuale, ma non vanno oltre quello. Se probabilmente gli incassi di Inferno saranno decenti, sarà grazie ai fasti del passato e a qualche furba trovata (gli attori Omar Sy e Irrfan Khan dovrebbero attirare rispettivamente il pubblico francofono e indiano), ma è emblematico il confronto tra due film molto diversi come Heart of the sea, ottava meraviglia degli effetti speciali CGI, che puntava su una trama davvero poco interessante e a tratti così banale da essere irritante, e un film low-budget dell’anno prima, Whiplash (2014). Il primo, con un budget di 100 milioni di dollari, è riuscito ad andare in perdita di quasi 7 milioni (93,9 milioni l’incasso globale), il secondo, con 3,3 milioni, una regia da urlo, una qualità attoriale al di sopra della media e un trama magnetica, ne ha guadagnati 49! Forse è consigliabile seguire questi esempi virtuosi e tornare a far battere il cuore del pubblico (siamo nel pieno della conclamata crisi delle idee di Hollywood, e si vede).


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L’articolo è stato pubblicato il primo novembre 2016 sul sito http://inchiostro.unipv.it/

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